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16.10.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) in vigore in Ticino e Moesano dal 26 settembre 2018, viene da oggi esteso anche alla Val Poschiavo
11.10.2018
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04.10.2018
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03.10.2018
I Servizi del Gran Consiglio hanno provveduto a pubblicare l'Ordine del Giorno della seduta plenaria del 15 ottobre prossimo
26.09.2018
La Sezione forestale comunica che il divieto assoluto di accendere fuochi all'aperto (RLCFo/RaLLI) è in vigore a partire da mercoledì 26 settembre 2018 alle ore 10.00 a causa del pericolo d'incendio di boschi. La misura è attiva su tutto il territorio cantonale.
19.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Monitoraggio congiunturale: andamento e prospettive di evoluzione dell'economia ticinese, settembre 2018
14.09.2018
Proscioglimento dagli obblighi militari 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, 1° giugno 2018
13.09.2018
Notiziario statistico Ustat: Meteorologia, Svizzera e Ticino, agosto 2018
06.09.2018
Documentazione regionale ticinese (DRT) - È il linea il nuovo dossier sul tema “La scuola che verrà”

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E-PAPER aggiornato
dalla domenica pomeriggio

Loretta Napoleoni
Una crisi energetica
dalla guerra del petrolio
Loretta Napoleoni
Chi è
Esperta di economia internazionale e terrorismo. Ha pubblicato vari libri; l'ultimo uscito è 'Democrazia vendesi'.
Trumponomics continua a sconvolgere gli equilibri economici mondiali ed a creare situazioni surreali e pericolose per l’economia mondiale. Prendiamo il prezzo del petrolio, negli ultimi 10 giorni non ha fatto che salire tanto che ormai tutti parlano del ritorno dei 100 dollari al barile. Il motivo di questa impennata è presto detto: il presidente Trump ha cancellato l’accordo stipulato con l’Iran dal suo predecessore, Barak Obama, ed ha imposto nuove sanzioni a Teheran per costringere il regime degli Ayatollah ad abbandonare il programma nucleare. Ha anche minacciato di chiudere le porte del commercio americano a chiunque mantenga aperte quelle con l’Iran, in altre parole le nazioni che continueranno ad importare petrolio dall’Iran saranno a loro volta sanzionate.
È ormai chiaro che il presidente americano usa le sanzioni per imporre ai partner commerciali restrizioni da lui decise e per influenzare il loro import-export. Tutto ciò avviene senza riflettere sulle conseguenze che questo tipo di bullismo economico può avere a livello mondiale. L’uscita dell’Iran dal mercato internazionale del petrolio potenzialmente potrebbe infatti danneggiare la timida ripresa economica. E vediamo perché.
A maggio del 2018 Teheran ha esportato 2,7 milioni di barili di petrolio al giorno, soddisfacendo così il 3 per cento della domanda mondiale. Le nuove sanzioni dovrebbero togliere dal mercato 1,5 milioni entro la fine di novembre. Un bel colpo per l’equilibrio tra domanda ed offerta mondiale. Ecco perché il prezzo del petrolio sale non di dieci ma di 20 dollari nel giro di pochi giorni, e con molta probabilità continuerà a farlo nel mese di ottobre mentre mercati, analisti e politici si interrogano su chi e come colmerà una tale perdita in un momento in cui altri grossi produttori sono poco affidabili. Non dimentichiamo che Venezuela e Libia sono nel caos politico e della Nigeria non ci si può fidare.
Trump pensa che Opec, Arabia Saudita e Russia bastino per riequilibrare l’offerta. Secondo il dipartimento di informazioni energetica americano, la capacità aggiuntiva dell’Opec è di appena 1,4 milioni di barili al giorno, nel 2019 dovrebbe scendere a 1,2 milioni un livello storicamente basso molto vicino a quello del 2008 quando il prezzo del petrolio salì a 150 dollari al barile. Quando il cartello ha fatto presente che non è poi così facile produrre 1,5 milioni di barili aggiuntivi al giorno, Trump lo ha accusato di manipolare volutamente il prezzo del petrolio elevato.
La verità ed i fondamentali di economia ci raccontano una storia ben diversa. In primis, il testa a testa con l’Iran nel bel mezzo di una guerra tariffaria tra gli Stati Uniti, la Cina e l’Europa, quando le economie emergenti sono in crisi e la crescita economica è ancora debole rischia di diventare un boomerang anche per gli Stati Uniti. Il maggiore costo della benzina e del gasolio avrà infatti un impatto negativo sul consumatore americano nel 2019. In passato ogni aumento di 10 dollari al barile ha ridotto la crescita di 0,3 per cento. Oggi si parla dello 0,1 per cento grazie al fracking, ma nessuno ha ancora messo alla prova questa previsione.
In secondo luogo, le sanzioni faranno salire i costi energetici di paesi come India e Cina, clienti importanti dell’Iran, ed inevitabilmente avranno un impatto negativo sulla loro crescita e su quella mondiale data l’importanza di queste economie.
In terzo luogo l’Arabia Saudita ha sempre detto di avere una capacità aggiuntiva di 1,5 - 1,8 milioni di barili, ma ha anche ribadito che l’avrebbe usata solo in situazioni di emergenza, con questa frase ci si riferisce a veri e propri shock, ad esempio interruzioni di esportazioni improvvise dovute a rivoluzioni o guerre, non all’imposizione di sanzioni.
È dunque molto improbabile che si riesca ad evitare che l’aumento del petrolio arrivi a quota 100 dollari in un futuro molto prossimo. Ahimè, prepariamoci all’impatto dell’ennesima crisi energetica.
07-10-2018 01:00


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