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"Senza una svolta
ci sarà un'estinzione"

Luca Mercalli
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Luca Mercalli
Chi è
Climatologo, docente universitario e presidente della Società italiana di meteorologia
Sono quarant’anni che la scienza ci mette in guardia sui rischi della crisi climatica e ambientale. Cosa abbiamo fatto? Poco o nulla. Certo, tante conferenze internazionali, tante dichiarazioni di sviluppo sostenibile, tante piccole azioni dipinte di verde. Ma, come un medico che osserva un suo paziente, la cura non è per nulla sufficiente, la dieta non è stata fatta e l’abuso di consumi alimentari smodati e di fumo prosegue senza sosta. La prognosi peggiora, ma l’interessato sembra infischiarsene. Guardi che potrebbe morire – dice il medico. Come? Non è vero dottore, io sto benissimo! risponde il paziente, ovvero l’Umanità in procinto di causare uno dei più grandi collassi sistemici della storia della biosfera terrestre, dal quale potrebbe essere essa stessa travolta.
L’estinzione nostra e di milioni di altre specie viventi non è un esagerato catastrofismo, ma una ponderata analisi della miglior ricerca internazionale confluita nel rapporto dell’ Intergovernmental Science-policy platform on biodiversity and ecosystem services (Ipbes) uscito nel maggio scorso. Un’analisi compiuta da 450 autori di 50 Paesi su oltre 15.000 fonti accademiche e governative. Bastano titolo e sottotitolo per capire la portata del rischio, lo riporto nell’originale inglese: Nature’s dangerous decline ‘unprecedented’, species extinction rates ‘accelerating’, current global response insufficient; 1.000.000 species threatened with extinction". Siamo già dentro l’estinzione, un milione di specie a rischio, il declino della natura è senza precedenti nella storia dell’umanità, la risposta della società mondiale è insufficiente. Parole pesanti come macigni, ci parlano del rischio concreto di annullarci come specie. Spazio alla notizia sui media? Pressoché nullo. Riflessioni degli intellettuali, dei politici, degli economisti su questo annuncio? Pari a zero. Tutto è rimasto come prima.
Avanti tutta, il Pil deve crescere, i soldi devono girare, tutti contenti marciamo compatti verso il baratro. E se ci aggiungiamo i danni da inquinamento, il riscaldamento globale (anzi, la "catastrofe climatica", come ha finalmente deciso di denominarla il Guardian), la canicola da 46 gradi in Francia, e le isole di plastica negli oceani, ci rendiamo conto di quanta sia l’asimmetria tra la realtà estremamente preoccupante dei fatti e l’indifferenza della società globale. Scienza sprecata, appelli inutili, esortazioni delle Nazioni Unite cadute nel vuoto, fino alla profonda enciclica Laudato si’ di papa Francesco uscita ormai nel 2015 e praticamente ignorata. Per questo stanno nascendo movimenti ambientalisti più radicali, come Extinction rebellion.
Chi non ci sta ad accettare tutto questo scempio, chi vorrebbe dare un futuro vivibile ai propri figli e nipoti, chi si comporta sobriamente e vede i potenti e le moltitudini fregarsene di ogni scrupolo sulla sostenibilità ambientale, chi vota partiti che poi non mantengono le promesse, o molla, o decide di alzare il tiro. Scende in piazza, mette in atto proteste fantasiose e disturbanti, a rischio di farsi arrestare, nella speranza di smuovere l’informazione, la politica, i cittadini. Tocca fare qualcosa di forte e incisivo se vogliamo salvarci e salvare il salvabile. Non c’è più tempo di aspettare che i problemi si risolvano da soli, che nascano nuove generazioni più sensibili. Il momento di farsi sentire è ora. Nei limiti della legalità, ma con determinazione, tenacia e resistenza. È in gioco nientemeno che la nostra sopravvivenza.
07-07-2019 01:00



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