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L'ingegnere ticinese
che disegnava le VW
Andrea Stern


La Passat, la Golf, la Scirocco, la Lupo. Sono almeno una trentina i modelli Volkswagen che portano la firma di un ticinese tanto modesto quanto geniale. Luca Rezzonico. Forse un nome sconosciuto ai più. Eppure l’ingegnere partito dal Mendrisiotto è stato uno dei più influenti disegnatori della seconda metà del secolo scorso. "Già all’età di tre anni - ricorda la sorella Giovanna - Luca disegnava automobili con una precisione incredibile. Nell’adolescenza passava il suo tempo a studiare motori e carrozzerie. Le auto avevano pochi segreti per lui. Il suo primo riconoscimento giunse in quinta ginnasio, quando sotto la guida del professor Enzo Lupi realizzò un prototipo che venne premiato nell’ambito di un concorso organizzato dalla General Motors".
Luca Rezzonico aveva un talento strabordante. Nato a Muralto nel 1949 e cresciuto tra Besazio e Arzo, già da bambino aveva fatto capire che sarebbe diventato qualcuno. Non perché fosse borioso. Tutt’altro. Ma non poteva nascondere quel suo estro che l’avrebbe catapultato ai vertici del mondo automobilistico.
La sua carriera prese il via dall’istituto Birago di Torino, allora il più vicino e più importante punto di riferimento per la formazione dei futuri designer. Qui entrò in contatto con alcuni mostri sacri del settore, da Ghia a Bertone. Dopo il diploma si iscrisse alla Fachhochschule di Amburgo con l’obiettivo di diventare ingegnere. La Germania divenne la sua patria d’adozione. La terra che gli permise di realizzare tutti i sogni nel cassetto. "Tornò in Ticino per un anno - racconta Rezzonico - per lavorare come direttore del centro diagnostico di Camorino. Ma quel posto non faceva per lui. C’erano tanta, troppa burocrazia e poco spazio per la sua vena creativa. Partecipò quindi a un concorso per lavorare al centro design della Volkswagen, a Wolfsburg, che allora era in fase di avvio".
Per Luca un’opportunità da non perdere. "Venne scelto tra una miriade di candidati - ricorda la sorella -. Rimase nella ditta tedesca fino al pensionamento. Lavorò principalmente a Wolfsburg, ma ebbe esperienze anche in ambito internazionale, come responsabile di progetto in Argentina. Fu invitato a vari congressi come relatore e venne chiamato a insegnare all’università di Braunschweig".
L’esperienza tedesca fu un periodo lungo ed estremamente produttivo durante il quale Luca Rezzonico mise lo zampino in quasi tutti i progetti della casa automobilistica. Per una trentina di essi, fu il diretto responsabile. Non ci sono automobili che portano la sua firma semplicemente per il fatto che la Volkswagen privilegia il lavoro di gruppo rispetto al protagonismo del singolo. Tutti i nuovi modelli vengono realizzati in team e portano la firma del team. Ma il contributo dell’ingegnere ticinese è evidente. "Luca Rezzonico ha il vantaggio di poter abbinare - disse di lui Herbert Schäfer, direttore del centro design di Volkswagen tra gli anni ‘70 e ‘90 - una solidissima formazione tecnica a un gusto estetico e un senso dei colori tipicamente latino".
Il legame del prolifico designer con le sue origini ticinesi era forte e indissolubile. "Luca era molto affezionato alla sua famiglia. Telefonava ogni venerdì, puntuale, alle 17. E a Natale tornava sempre in Ticino. Per me e per mia sorella Simona è sempre stato un punto di riferimento importante, in particolare dopo la morte dei nostri genitori".
Quando tornava a casa, Luca non si vantava delle attestazioni di stima che riceveva sia sul posto di lavoro, sia da rinomati colleghi all’estero. Il successo l’aveva mantenuto semplice e disponibile. Ma quando parlava della sua attività professionale, manifestava entusiasmo e passione.
Dopo il pensionamento Luca Rezzonico poté togliere un altro sogno dal cassetto. Quello di diventare batterista. Fu l’anima di tre gruppi musicali che in Germania si esibirono in una lunga serie di apprezzati concerti. Fino al 2019, quando un’operazione al cuore si prese l’estro creativo di Luca e lo proiettò verso l’infinito.
a.s.
17-04-2021 21:30


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