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Michel Guillaume


D urante l’emergenza sanitaria, la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga, ha fatto appello all’unità nazionale. Ueli Maurer e Guy Parmelin si sono occupati del pacchetto di misure a sostegno dell’economia per diverse decine di miliardi di franchi. Ignazio Cassis ha rimpatriato tra i 2mila e i 3mila connazionali che non riuscivano più a rientrare in Svizzera. Ma il consigliere federale che ha svolto un ruolo di rilievo durante la pandemia è senza dubbio il ministro della salute, Alain Berset.
Il socialista friburghese già in passato godeva di un’ottima reputazione. Laureato in economia, è un politico che ha qualità e questo si era già capito quando aveva preso parte all’assemblea incaricata di rivedere la Costituzione del suo Cantone. In seguito, all’età di 31 anni, era stato eletto al Consiglio degli Stati. Dopo aver presieduto questa Camera, nel 2011 viene eletto in Consiglio federale. Da allora dirige il Dipartimento federale dell’interno (Dfi).
Insomma, la carriera del socialista friburghese marcia veloce come il suo lavoro alla guida del Dfi. Dal progetto sulle reti di assistenza integrata alla sua importante riforma dell’Avs e del secondo pilastro, fino all’articolo costituzionale sulla famiglia, ha tuttavia subito diversi pesanti contraccolpi nel voto popolare. Ha pure cercato di abbattere i costi sanitari, in particolare ottenendo notevoli risparmi sul prezzo dei farmaci.
Con la crisi del coronavirus, Alain Berset è tornato nuovamente protagonista. Nel bel mezzo della tempesta, si è rivelato un capitano che sa mantenere la rotta. "È calmo e autorevole", notano quasi unanimamente i media. Solo la Weltwoche lo ha criticato dipingendolo - quando ha decretato lo stato d’emergenza - come colui che incarnava "la dittatura del Consiglio federale".
Nel suo ufficio, Alain Berset ha raccontato i momenti chiave della crisi. Prima di tutto il 25 febbraio, giorno dell’incontro a Roma con i suoi colleghi, i ministri della Salute di sei Paesi europei, quando tutti si sono resi conto di un pericolo imminente: in Lombardia, una delle regioni economiche più ricche d’Europa, il sistema ospedaliero era esploso. Poi, domenica 15 marzo, quando aveva chiesto a Simonetta Sommaruga di organizzare una riunione straordinaria del Consiglio federale perché temeva che la Francia avrebbe chiuso totalmente i confini, privando così gli ospedali della Svizzera romanda di 30.000 frontalieri. Infine il 16 aprile, quando il picco dell’epidemia era passato, ha dichiarato: "La Svizzera deve agire il più rapidamente possibile e con la lentezza necessaria".
Oggi la Confederazione ha evitato il peggio. Alain Berset è soddisfatto, ma ammette di essere stato "insufficientemente preparato", nonostante il suo piano pandemico, che almeno sulla carta era perfetto. E spera che in Svizzera tornino il più presto possibile i gesti sociali a cui tutti siamo abituati. La stretta di mano e il bacio sulle guance tra amici.
23-05-2020 22:28

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