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LE PAROLE di Franco Zantonelli
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Niente video porno
tra i caffè americani
Franco Zantonelli


Il re del caffetterie e quello dei video porno si fanno i dispetti, in un crescendo di batti e ribatti. Starbucks, che offre il Wi-Fi gratuito ai propri clienti, impedisce loro di utilizzarlo per vedere dei video a luci rosse. La mossa perbenista, che si presume varrà anche per i locali Starbucks aperti in Svizzera, non è piaciuta a YouPorn, uno dei giganti del settore per soli adulti. Il quale ha, immediatamente, fatto partire la sua rappresaglia.
"Alla luce della notizia per cui Starbucks ha impedito ai clienti di cercare e guardare contenuti per adulti nei propri esercizi commerciali, i prodotti Starbucks saranno ufficialmente banditi dai nostri uffici, a partire dal primo gennaio 2019", il testo del comunicato fatto pubblicare dal vice-presidente di YouPorn, Charlie Hughes. Fatto sta che, una volta, uno andava al bar e, mentre sorseggiava il caffè, dava una scorsa al giornale. Oggi salta fuori l’abitudine dei video porno. "O tempora, o mores", avrebbe commentato Cicerone.

Il comune di Rheinau, nel Canton Zurigo, doveva diventare una sorta di laboratorio per il reddito di base incondizionato. Parliamo dello stesso progetto bocciato, nelle urne, a livello federale, nel 2016, dal 76,9% dei cittadini. Ebbene, a Rheinau, dei volonterosi si erano messi in testa di corrisponderlo, per 12 mesi, a metà dei 1300 abitanti del villaggio: 2500 franchi per gli adulti, 650 per i minori.
Bisognava trovare, però, 6 milioni tramite contributi volontari. Che si sperava giungessero da una parte delle 500 mila persone che, due anni fa, avevano detto sì, con il loro voto, all’iniziativa popolare, sonoramente sconfitta. Niente da fare! Un conto è imbucare una scheda in un’urna, un altro mettere mano al portafogli. A un mese dall’inizio dell’esperimento, di franchi ne sono stati raccolti, infatti, appena 150 mila. Sarà più facile che passi il reddito di cittadinanza in Italia.

La Posta ha un nuovo direttore generale. Si chiama Roberto Cirillo ed apprendiamo che è cresciuto a Novazzano. Chissà se, tra i suoi obbiettivi, c’è quello di frenare l’emorragia di uffici postali, con cui è confrontato tutto il Paese. Ormai la gente, l’opinione corrente, alla lettera con il francobollo preferisce sempre più l’e-mail.
Anche Ubs, a modo suo, penalizza i nostalgici della corrispondenza vecchio stile, gravando i propri correntisti di 5 franchi di spese supplementari al mese, qualora la preferiscano a quella elettronica. Peccato che, nei giorni scorsi, a causa di un errore informatico, siano spariti i dati di un migliaio di clienti, che li ritenevano al sicuro in un database.
09-12-2018 01:00
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