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NUMERI di Loretta Napoleoni
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Colpiti dalla crisi
i giovani non investono
Loretta Napoleoni


Dieci anni dopo l’implosione dei mercati finanziari iniziano ad essere evidenti le conseguenze sociali ed esistenziali di lungo periodo di questo fenomeno. Un’indagine condotta dalla Bbc ne ha messe in evidenza alcune inaspettate. La generazione dei laureandi del 2008/2009 fu presa completamente in contropiede dalla crisi e quindi non aveva gli strumenti per gestire lo shock psicologico i cui segni sono ancora evidenti. Tra questi il pessimismo. Secondo il Pew Charitable Trust, una Ngo americana, soltanto il 19% dei millennial si fida del prossimo contro il 31% della generazione precedente ed il 40% dei baby boomer.
Una visione negativa del futuro sembra giustificare altri dati tra cui il basso tasso di natalità. Nell’ultimo decennio le donne americane hanno avuto 4,8 milioni di figli in meno di quanto i demografi avevano previsto prima del 2008. Per tracciare un parallelo storico bisogna viaggiare a ritroso nel tempo fino alla grande depressione. Il tasso di natalità dopo il crollo di Wall Street scese per un lungo periodo dando così vita ad una generazione di coppie che non hanno mai avuto figli.
L’indagine della Bbc ha anche scoperto che i giovani tra i 30 ed i 39 anni sono i più colpiti dalla crisi finanziaria, con una perdita di reddito in media del 7,2% in termini reali tra il 2008 e il 2017. Queste cifre sono simili a quelle riscontrare negli Stati Uniti. Secondo la Federal Reserve di Saint Louis, gli americani nati a metà degli anni Ottanta hanno accumulato il 34% di ricchezza in meno di quanto prodotto dalle precedenti generazioni. In parte ciò è dovuto al fatto che hanno iniziato la loro carriera con stipendi più bassi. Quello medio di un neo-laureato nel 2008 era di 46mila dollari, secondo il Bureau of Labor Statistics, l’8% in meno rispetto al reddito medio dei laureati di età compresa tra 25 e 34 anni nel 2002.
Sebbene lo Standard&Poor abbia registrato il periodo di crescita più lungo nella sua storia, con un più 32% rispetto ai livelli del 2008, soltanto due su cinque millennial investono in borsa. E chi lo fa si limita a cifre molto basse, intorno ai 7.000 dollari. È la generazione del baby boom che gioca in borsa, non i figli o i nipoti. Secondo gli analisti, poiché questi ultimi da bambini hanno osservato gli indici di borsa crollare di 500 punti percentuali, hanno poco desiderio di rischiare. In ogni caso, data la scarsa disponibilità finanziaria, questa reticenza ad investire a piazza affari sembra alquanto razionale.
16-09-2018 01:00
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