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Mondo accademico e sanità pubblica sul nuovo progetto
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"Ecco perché c'è bisogno
di un Ospedale universitario"
ANDREA BERTAGNI


“Ospedale universitario Eoc: il momento è arrivato”. Più chiaro di così non poteva essere il tema del pomeriggio di studio di lunedì scorso organizzato a Locarno dall’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) con i medici accademici dell’Ente e del Politecnico federale di Zurigo, a cui il Caffè ha partecipato in esclusiva. Perché il Master in medicina umana, che partirà a Lugano tra poco meno di un mese, il 14 settembre, grazie alla collaborazione tra Università della Svizzera italiana (Usi), Politecnico di Zurigo ed Eoc, non può essere un punto di arrivo, ma “di partenza - ha precisato il presidente dell’Ente, Paolo Sanvido - per un ‘new deal’ della Città-Ticino, per un progetto di sviluppo per il Cantone. La via è tracciata e come azienda ci impegneremo per raggiungere questo obiettivo in collaborazione con l’Usi e con gli attori privati che si riconosceranno nel nostro progetto”.

Il terreno
A un mese dal lancio del Master in medicina umana e di fronte a una sanità che rischia di nuovo di essere sollecitata se ci sarà una seconda ondata del coronavirus, lunedì pomeriggio una cinquantina tra medici, dirigenti e amministratori della sanità pubblica e privata hanno dunque discusso per circa due ore sul ‘come’ e sul ‘perché’ realizzare un Ospedale universitario in Ticino, lasciando per un attimo il ‘quando’ e il ‘dove’ in sospeso. Anche se non è un mistero che una delle destinazioni individuate potrebbe essere il terreno della Saleggina, al confine tra Bellinzona e Giubiasco, dove dovrebbe sorgere il nuovo ospedale San Giovanni. Mentre sui tempi è stato Mario Bianchetti, decano della Facoltà di scienze biomediche dell’Usi a specificare che “saranno lunghissimi, perché sono tantissime le discussioni che dovremo tenere presente, ma non possiamo pensare di non realizzare l’Ospedale universitario”.

L’organizzazione ibrida
Di sicuro, “se trasformeremo l’Eoc in un Ospedale universitario - ha precisato Boas Erez, rettore dell’Usi - non basterà cambiargli il nome, ma bisognerà adottare un nuovo modello: io propongo di far diventare l’Eoc un’organizzazione ibrida che stabilisce con l’Usi un partenariato strategico. Non sarà però una joint-venture con l’Usi, ma sarà l’Eoc che dovrà cambiare con l’appoggio dell’università”. Non un cambiamento solo di facciata, dunque. Ma un vero e proprio salto di qualità per unire “formazione, ricerca e cura del paziente - ha sottolineato Luca Crivelli, professore di economia politica all’Usi e alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi), nonché consigliere di amministrazione (Cda) dell’Eoc - così da rafforzare la nostra unità, superare i localismi, affrontare il problema della penuria di personale sanitario e puntare sulla collaborazione interprofessionale”.

Il valore aggiunto
Sì, perché il settore delle scienze della vita (life sciences, in inglese) in Ticino è uno dei più produttivi e ad alto potenziale di sviluppo, ha fatto notare Crivelli, riprendendo alcuni studi dell’Istituto di ricerche economiche (Ire) e del Bak Basel. Di più. “È un settore strategico - ha rimarcato il direttore del Dipartimento finanze ed economia (Dfe), Christian Vitta - e alla popolazione bisognerà dimostrare che i valori aggiunti portano anche accentramenti e che non tutte le cure si possono avere vicino a casa”.
Luigi Mariani, membro di CdA dell’Eoc, parlando del Master e degli sviluppi della sanità ticinese, è stato altrettanto chiaro. “Vogliamo accontentarci di 50 studenti all’anno, oppure vogliamo un’università che davvero abbia un impatto sulla cultura e sull’economia?”. È necessario, ha aggiunto, che l’Eoc continui a investire nella ricerca dell’eccellenza.  

Il Governo
Progettare e condividere. Sembrano dunque essere questi i passi necessari per la creazione di un Ospedale universitario Ticino. “Noi siamo pronti e positivi - ha ripreso Sanvido - ora ci auguriamo di avere il sostegno del settore delle life-sciences, della politica, del privato e del Consiglio di Stato”. Governo che lunedì pomeriggio era rappresentato non solo da Vitta. Ma anche dal direttore dell’educazione, Manuele Bertoli, e dal direttore della sanità e della socialità, Raffaele De Rosa. “Il progetto ha un solo punto debole - ha sottolineato il ministro socialista, evidenziando l’aspetto positivo di avere un solo luogo dove accentrare ricerca, formazione e cura del paziente - occorre evitare che lo si associ a un immobile collocato in un determinato posto, perché è così che nascono le diatribe”. De Rosa ha invece ricordato che due anni fa il Gran Consiglio non ha voluto un Ospedale universitario, ma di riferimento. “Quindi bisognerà ripartire da lì - ha chiarito - senza dimenticare che sarà importante definire i criteri che si vogliono raggiungere”.

La definizione formale
Un auspicio raccolto da Erez. “Prima lavoriamo sugli obiettivi - ha precisato il rettore dell’Usi - poi sulla costruzione. Saremo noi a decidere quale definizione vogliamo dare all’Ospedale universitario”. Anche perché in Svizzera non esiste una definizione formale. “Si stanno adottando soluzioni diverse”, ha chiarito De Rosa. “Nella mia mente non è un label - ha aggiunto - o una scorciatoia, ma una conseguenza dell’impegno nella formazione”.
Di sicuro, per la presidente dell’Usi, Monica Duca Widmer, è un’opzione. “A patto di andare a migliorare la trasparenza, la qualità e la ricerca”, ha detto. Giorgio Pellanda, direttore uscente dell’Eoc - lascerà il posto a Glauco Martinetti, presente anche lui lunedì scorso al convegno - si è alzato in piedi per applaudire “lo slancio del rettore dell’Usi, che trovo molto interessante. Abbiamo però speso 10 anni per arrivare al Master, la mia preoccupazione è che dovremo aspettare tempi altrettanti lunghi per l’Ospedale universitario”.  
abertagni@caffe.ch
15.08.2020


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