Anche Novartis si è lanciata nella corsa all'oro verde
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La guerra tra giganti
per la canapa medica
ANDREA STERN


Scordatevi il gruppetto di amici che si ritrova al parco per fumarsi una canna. Ora sono le multinazionali ad aver messo le mani sul prezioso oro verde. Gruppi che valgono miliardi come l’olandese Heineken o le statunitensi Altria (il gruppo che controlla Marlboro) e Ab InBev (leader mondiale della birra). E dallo scorso mese di dicembre anche la svizzera Novartis, la cui filiale Sandoz ha stretto un’alleanza con la società canadese Tilray, specializzata nella produzione di olio e fiori di cannabis.
"È un’ottima notizia - commenta il dottor Werner Nussbaumer -. Io sono stato un precursore nella somministrazione di marijuana, se ora anche l’industria chimica mi segue vuol dire che avevo ragione. Vuol dire che hanno capito che in molti casi la canapa è molto più efficace dei normali medicinali, oltre a costare molto meno". Fino a dieci volte meno, sottolinea colui che è stato definito il "dottor canapa" per il suo impegno in questo ambito. "Inoltre l’entrata in campo di un gigante come Novartis - aggiunge Nussbaumer - velocizzerà sicuramente il processo che porterà le casse malati a rimborsare i prodotti a base di canapa. A vantaggio di tutti i cittadini".
Verosimilmente tra un paio di anni (vedi articolo a fianco) sugli scaffali delle farmacie si troverà quindi cannabis con effetto psicotropo, vale a dire con più dell’1% di tetraidrocannabinolo (Thc). Ma, attenzione, potrà essere usata solo a scopo medico. "Noi stessi siamo contrari alla vendita di canapa a uso ricreativo in farmacia - sostiene Sergio Regazzoni, presidente dell’Associazione cannabis ricreativa Ticino -. In farmacia si acquistano le medicine". Detto ciò, anche Regazzoni saluta positivamente l’iniziativa di Novartis, la prima multinazionale del settore farmaceutico ad essersi lanciata nel mercato della marijuana. "È un messaggio in controtendenza con l’attuale società basata sulla chimica - afferma -. Poi chiaramente se hanno deciso di iniziare a vendere canapa medica è perché intravvedono un grande potenziale in questo ambito. Non lo fanno per filantropia ma per guadagnarci. Vogliono conquistare la loro fetta in un mercato per il quale tutti gli esperti prevedono una crescita esponenziale nei prossimi anni".
In altri Paesi questo fenomeno è già in atto. A titolo di esempio Regazzoni cita Israele, il cui ex primo ministro Ehud Barak ha recentemente partecipato al Forum economico di Davos (vedi articolo pagina a fianco) in veste di presidente di Intercure, società quotata in borsa che produce e commercializza canapa medica. "Lì a livello di ricerca e di diffusione della canapa medica sono all’avanguardia - nota Regazzoni -. È un bene che anche in Svizzera, dove esiste un grande know-how , si siano finalmente capite le grandi opportunità di questo settore".
Novartis non mira comunrque solo al mercato interno, ma a quello internazionale. "L’accordo con Tilray è un accordo vasto - ha spiegato il portavoce della società basilese, Satoshi Sugimoto, al quotidiano La Liberté -. Permette un’eventuale collaborazione in tutti i Paesi". Attualmente sono circa 35 quelli in qualche modo consentono la vendita di canapa a uso terapeutico. La Svizzera si appresta a seguirne l’esempio. "Bisogna anche dire - aggiunge Nussbaumer - che l’industria farmaceutica teme di perdere miliardi a causa del passaggio di molti pazienti dalle medicine tradizionali alla canapa".
Mentre quella del tabacco è confrontata con un calo della popolarità delle sigarette, almeno in Occidente. E quindi per mantenere i propri guadagni la soluzione è solo una, quella indicata da Giulio Cesare: se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico.

astern@caffe.ch
03.02.2019


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