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Nel 2018 il commercio estero ha registrato un record
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Vola l'import ticinese
grazie ai gioielli arabi
ANDREA STERN


Gioielli per quasi sei miliardi di franchi dagli Emirati Arabi Uniti. È questa la voce di spesa che ha causato il sostanzioso aumento delle importazioni ticinesi nel 2018. Nel cantone sono giunte merci per un valore superiore ai 13,5 miliardi di franchi, il 47,5% in più rispetto al 2017. È un record storico. Solo una volta, nel 2010, era stata superata la soglia dei 10 miliardi. Quella dell’anno scorso è una vera e propria esplosione, determinata in gran parte da un anomalo flusso sull’asse Abu Dhabi-Bellinzona.
I dati sul commercio estero del cantone, forniti dall’Amministrazione federale delle dogane, sono inequivocabili. Nel 2018 le importazioni ticinesi dagli Emirati Arabi Uniti hanno avuto un valore superiore ai 5,7 miliardi di franchi. Più del doppio rispetto all’anno precedente e quasi quattrocento volte l’ammontare del 2016, quando le importazioni dal Paese mediorientale valevano ancora solo 15 milioni di franchi.
"Già in passato è capitato che si registrassero picchi di importazioni da un singolo Paese - spiega Paolo Malfitano, esperto di commercio estero dell’Istituto di ricerche economiche -. Non abbiamo ancora avuto modo di studiare questo flusso dagli Emirati Arabi Uniti, ma ricordo un esempio simile con il Vietnam. Solitamente le importazioni ticinesi dal Paese del sud-est asiatico sono irrisorie, ma nel 2010 schizzarono a un valore superiore ai 2 miliardi di franchi. Fu dovuto a un’azienda che importò un grande quantitativo di materie prime, che ha poi rivenduto".
Tuttavia il record dell’anno scorso non ha precedenti di dimensioni comparabili. A incuriosire è il fatto che la quasi totalità delle merci giunte in Ticino dagli Emirati Arabi Uniti rientra nella categoria "strumenti di precisione, orologi e gioielli". Un cantone svizzero che importa orologi è un po’ come un eschimese che acquista ghiaccio. Ma in questo caso occorre fare un distinguo. L’Amministrazione federale delle dogane spiega infatti che l’aumento è dovuto a un’importazione di gioielli. Per motivi di riservatezza non viene fornito il nome dell’importatore, ma si intuisce che la merce era destinata alla raffinerie del Mendrisiotto. Per essere fusa e trasformata in lingotti.
Di regola le importazioni di oro non rientrano nei dati del commercio estero svizzero. Da sole valgono parecchie decine di miliardi di franchi (l’anno scorso 36 miliardi di franchi per il solo Ticino), vista la presenza di alcune delle più importanti raffinerie al mondo. L’oro, che nel cantone è solo di passaggio, falserebbe le statistiche. Ma in questo caso il metallo prezioso è giunto sotto forma di gioielli. E quindi è stato incluso dall’Amministrazione federale delle dogane nelle importazioni dei beni di consumo.
Cade quindi l’ipotesi che i ticinesi siano improvvisamente diventati più ricchi e desiderosi di acquistare orologi e gioielli provenienti dagli Emirati Arabi Uniti. Il boom dell’anno scorso è legato a un evento puntuale e non corrisponde quindi a un aumento dei consumi. Va tuttavia notato che anche le importazioni dalla maggiorparte degli altri Paesi hanno segnato un aumento, in questi casi non legato alle raffinerie del Mendrisiotto. Dall’Italia, principale partner commerciale, sono giunte in Ticino merci per 4,2 miliardi di franchi, l’11% in più rispetto al 2017. Le importazioni dalla Germania sono valse 605 milioni, con una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. Mentre lo "shopping" in Cina ha avuto un valore di 417 milioni, in aumento del 17%.

a.s.
03.02.2019


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