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Da 14 alberghi ticinesi le ricette per uscire dalla crisi
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Chi non innova muore,
anche nel turismo
ANDREA BERTAGNI E ANDREA STERN


Aveva ragione Charles Darwin. Chi non si adatta muore. Anche nel turismo. "L’Ente fa troppo poco per migliorare la promozione digitale - sostiene Stefan Buess dell’albergo Mirador di Ascona -. Si vanta di aver lanciato un’App. Ma è ridicolo. È il minimo, non è certo sufficiente per conquistare i giovani".
Tra gli operatori del turismo il Caffè ha cercato di capire i motivi dell’importante calo dei pernottamenti (-7,5%) registrato l’anno scorso in Ticino. "Noi siamo andati molto bene - prosegue Buess - e anche quest’anno è iniziato in modo eccellente. Ma la nostra è una struttura recentemente rinnovata. Intorno invece si vedono molti alberghi e ristoranti fermi agli Anni ‘70. È normale che non siano più attrattivi".
C’è "bisogno di freschezza" anche secondo Cristina Breuer, del Seven Boutique Hotel, sempre ad Ascona. "Solo proponendo qualcosa di nuovo - dice - si potrà tornare ad attirare i giovani". A volte basta poco, aggiunge Edda Knoepli dell’Hotel Elvezia. "Per esempio in inverno si potrebbe creare una pista di ghiaccio sul lungolago. Invece da due anni non mettono nemmeno più l’albero di Natale".
Poco dinamismo, dunque. Ma anche poco entusiasmo. "Il grande problema - spiega Melina Kirchhofer, dell’Hotel Garni Millenium di Locarno - è che in Ticino manca il sorriso. I nostri clienti vanno nei negozi e nei ristoranti e vengono accolti freddamente, spesso da persone che non sanno il tedesco o l’inglese. Così tanto vale che restino in Svizzera tedesca, dove almeno il personale è cordiale". Il Ticino mantiene tuttavia il vantaggio del sole. "Appena inizia a fare un po’ caldo, come in questo mese di febbraio, i turisti arrivano subito - afferma Nicole Penati, dell’Hotel Montaldi di Locarno -. Bisognerebbe però proporre qualcosa quando il tempo è brutto. Penso a una struttura coperta dove offrire eventi e concerti anche durante l’inverno".
La parola d’ordine è novità. Come è relativamente una novità l’Hotel La Tureta di Giubiasco, aperto nel 2016. "I pernottamenti sono in continua crescita - dicono Sara Gomez e Aline Leite Da Silva -. Abbiamo anche il vantaggio di avere ottime recensioni su Internet. Visto che oggi quasi tutti prenotano sulle piattaforme online, è un aspetto molto importante". La Tureta attira sia turisti che uomini d’affari. Mentre poco distante, all’Hotel Morobbia, restano solo gli operai. "Se non ci fossero i cantieri potremmo chiudere - afferma Claudio Rana -. Qua di turisti non se ne vedono, se non qualche conducente esausto che cerca un posto dove riposare. E Ticino Turismo fa davvero poco".
Fanno molto invece gli eventi. "Quando ci sono grandi fiere a Milano, anche noi lavoriamo molto bene - spiega Silvia Vasi dell’Albergo Touring di Chiasso -. Soprattutto con indiani, cinesi e sudamericani. Per loro dormire in Svizzera viene visto come un valore aggiunto". Stesso discorso a Lugano. "L’anno scorso ci ha salvato il campionato europeo di corsa di orientamento" spiega Roland Majek dello Youth Hostel di Savosa. "Il congresso di oncologia o gli Harley Days sono una manna" gli fa eco Leila Ferrari, dell’Hotel Colorado. Oltre agli eventi serve poi trovare una propria nicchia. "Io lavoro in due alberghi - dice Giovanni Bernacchi -. L’Hotel Dante funziona benissimo con gli uomini d’affari. L’Hotel Dischma ha una clientela di famiglie che cercano un alloggio semplice e a buon mercato. La concorrenza è tanta, bisogna crearsi il proprio spazio".
E guardare lontano. "Noi l’anno scorso abbiamo avuto un boom di brasiliani e indiani - spiega Riccardo Iaria, dell’Hotel Victoria -. Poi ci sono gli arabi e chiaramente gli svizzero-tedeschi". La clientela è variegata anche all’Hotel Ibis di Paradiso, afferma Eleonora Monte. E Martina Marcolli del Continental Parkhotel di Lugano aggiunge: "La nostra ricetta è puntare su una clientela internazionale. Per questo siamo fiduciosi anche per il 2019".

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03.03.2019


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