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La catena del low cost alle prese con un mercato saturo
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Il boom degli outlet
a partire da ...1 franco
CLEMENTE MAZZETTA


Dadi, tacchi, datteri. Alla faccia della crisi del commercio, accentuata dalla pandemia, il vecchio bazar, che offre di tutto a prezzi incredibili - a partire da 1 franco - si sta rilanciando. Riprendendo l’idea dei negozi "tutto a due franchi" di un recente passato in  Ticino, o di "tutto ad un euro" attivi in Italia, l’entrata in scena di "Home Outlet", sei negozi in Ticino, uno appena aperto a Lamone e un altro ad Adliswil, ripropone la stessa idea di base: far pagare il meno possibile. Tutto low cost.  
Con sconti oltre l’80% (bicchieri prima venduti a 35,90 ora offerti a 7,9 franchi). Con prodotti bizzarri: come il diffusore di profumi al "cuba libre" o al sapore di vino. Tutto per la casa, idee regalo, giocattoli. Articoli per l’igiene: panni, saponi, nastri adesivi a 1 franco. Che è ovviamente il prezzo più basso. Poi si sale. Arrotondando, secondo la regola base del marketing, a meno 10 centesimi dal livello superiore: un ombrello costa 19,90, mica venti. L’azienda (Fiorema sa) ha sostanzialmente ripreso la catena "Tutto a due franchi" avviata in Ticino nei primi anni duemila. Il concetto aziendale è passato dal prezzo fisso al "low cost" e ha introdotto l’idea di outlet. Il messaggio è quello di offrire qualità a costi ribassati. Il prodotto a 1 franco funge in pratica da "acchiappa clienti". Si entra, si guarda, si osserva la merce, si vedono gli sconti "incredibili": si compra. "Ma non è che i miei non fossero prodotti di qualità, anzi - spiega l’ex titolare della catena "2Fr Shop", l’imprenditore Mario Manco -. Solo che io per primo avevo introdotto l’idea del mono-prezzo: tutto a due franchi".  Idea geniale quella di vendere un prezzo, più che un prodotto, e restare sul mercato grazie alle forti quantità di smercio. "Non ci crederete, ma non ero io a fare prezzi bassi - spiega - sono gli altri che li fanno troppo alti. Che vogliono guadagnarci sul singolo prodotto. A me bastava guadarci su 10". Partito con un negozio in Ticino era arrivato a sei estendendosi anche a Zurigo e dando lavoro ad una quarantina di persone "di cui solo due o tre frontalieri".
La catena è rimasta in piedi 16 anni poi è stata rilevata. Entrata in crisi per l’arrivo di altri soggetti, sostiene Manco, e per una certa saturazione del commercio. "Ormai eravamo in tanti, e probabilmente in troppi ad offrire gli stessi prodotti suppergiù agli stessi prezzi", spiega l’imprenditore che fa un discorso generale: "Il Ticino commercialmente mi pare sostanzialmente saturo: oggi c’è più offerta che richiesta. E ad ogni livello, non solo nel low cost".  
Anche in Italia i negozi analoghi "Tutto ad un euro", una catena in franchising hanno subito delle traversie. Solo qualche anno fa questi negozi spuntavano come funghi, con modello di business che prevedeva una ripartizione del volume d’affari per il cinquanta per cento degli incassi al titolare del negozio in franchising, il trenta alla società, il venti al fornitore; oggi molti sono chiusi. Ma nel settore non tutti disperano. "Anno 2020 a parte - dice Moreno Vecchione  - penso che ci ancora un certo spazio da sfruttare nel low cost". È titolare della catena "Da Moreno dove tutto costa meno". "Puntiamo ad offrire una vasta gamma di prodotti per la casa a prezzi competitivi che vanno mediamente da 1 a 50 franchi", spiega. Sostanzialmente sullo stesso livello delle altre catene low cost. Attivo in Ticino da 15 anni, in passato con negozi oltrefrontiera, sostiene che una buona politica di marketing, attenta alla famiglia, "si possa ancora fare la differenza". Ottimista.
cmazzetta@caffe.ch
28.11.2020


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