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L'analisi di cinque esperti della finanza per il futuro
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L'economia sanguinerà
... ma su nuove basi
GIORGIO CARRION


Inutile farsi illusioni: l’economia reale non riprenderà dalle prime ondate di vaccinazioni e non tornerà ai livelli pre-pandemici prima della fine del 2021 o addirittura nel 2022. "Quest’anno il virus continuerà a tenerci impegnati - afferma Michael Strobaek, globalchief investment officer di Credit Suisse sul monitor annuale per gli investimenti -. I governi dovranno far fronte a nuovi focolai di Covid-19 e le persone e le imprese adattarsi a cambiamenti ormai permanenti del nostro modo di lavorare, apprendere e vivere". Un anno di transizione, si spera, ma ancora difficile, perché è opinione comune che le campagne vaccinali di massa cominceranno a dare risultati clinici (immunità di gregge) almeno tra un anno, se non di più.

Sostenibilità ambientale
L’economia e la finanza parleranno sempre più di sostenibilità ambientale, salute e digitalizzazione, in una cornice internazionale che dovrebbe essere di maggiore cooperazione, mitigando i fattori di scontro geopolitici e geoeconomici, dopo un inizio d’anno segnato dal caos del post elezioni americane. "In questo 2021, purtroppo, sanguineranno a tanti le ferite della pandemia. Lo vedo di più come un anno di crisi, ma si porranno anche le basi per una ripresa più mirata e sostenibile. Avremo pure imparato qualcosa in questi mesi, no?", domanda Luca Soncini, docente di finanza all’Usi.
Da un sondaggio di Ubs sugli orientamenti degli investitori emergono privilegiati, infatti, questi settori per collocare denaro: sanità (66%), tecnologie ambientali (56%), 5G e digitalizzazione (62%). I governi, europei in testa, hanno deliberato centinaia di miliardi o stanno decidendo importanti programmi di sostegno ai settori green (per l’abbassamento del CO2), della sanità e della digitalizzazione. "I bravi analisti e gestori di patrimoni stanno scandagliando i listini per individuare i singoli potenziali "winners" di queste scelte, cioè le aziende cosiddette Esg, attente a environment, sostainability e governance, oltre che dirette beneficiarie dei programmi pubblici", aggiunge Soncini. Lo stesso faranno per i titoli legati alla salute, alle aziende che supportano la digitalizzazione dei processi nelle aziende industriali e di servizi: "Tutti cercheranno il modo di essere più efficienti e si rivolgeranno a chi ha buone soluzioni, che fino a ieri si trascuravano o rimandavano".

Sempre più smart
Anche la propensione al cambiamento nell’allocazione dei capitali mostra quanto Covid-19 stia rivoluzionando ogni ambito del vivere civile, sociale ed economico. Alle aree di business si affiancheranno modalità di produrre che la pandemia ha imposto, ma anche insegnato.

Si pensi allo smart working dal quale milioni di imprese non intendono più tornare indietro: “La flessibilità assumerà ancora più importanza nel mondo del lavoro, perché il ritmo del cambiamento dettato dalla quarta rivoluzione industriale non farà che accelerare”, rileva Luca Pedrotti, Direttore Regionale di Ubs Ticino. L’educazione tecnologica, per esempio, è indicata come uno dei settori su cui investire ai fini dello sviluppo. o smart working ha lasciato il segno, il 5G, con l’automazione e l’intelligenza artificiale galoppante in diversi settori produttivi faranno il resto. Moltissimi lavoratori hanno dovuto imparare in fretta a lavorare e interfacciarsi su piattaforme come Zoom, Teams, Skype, Houseparty e tante altre: “La tecnologia e l’apprendimento permanente sono in grado di diversificare la carriere… e non necessariamente produrranno uno scontro generazionale”, rassicura il direttore. In uno studio dal nome “Il futuro dell’essere umano”, Ubs punta l’attenzione anche sulla medicina preventiva come area nella quale far convergere risorse pubbliche ma anche private: in Svizzera la spesa sanitaria tocca il 12% del il, ma il sistema ospedaliero e delle cure ha mostrato falle importanti. Il 2021 sarà l’anno della svolta negli investimenti in sanità? “Il settore healthtech renderà possibile una medicina più mirata che andrà ben oltre gli ospedali…perché i ‘consumatori di salute’ saranno sempre più attenti e preparati a giudicare i servizi ad alto valore aggiunto e costi contenuti”, sottolinea Pedrotti.
Sebbene i dati dell’epidemia a inizio gennaio siano ancora preoccupanti, secondo gli esperti di Raiffeisen nel 2021 l’economia svizzera dovrebbe ricominciare a crescere, dicono del 2.8%, comunque non sufficiente a compensare completamente il calo subìto nell’anno appena trascorso.

Regna l’incertezza
L’incertezza delle previsioni rimane dunque elevata similmente a quanto avvenuto durante l’intero 2020: “Fino al definitivo superamento della pandemia, massicci incentivi congiunturali e la copertura della politica monetaria terranno a galla l’economia”, afferma Martin Neff, capo economista di Raiffeisen Svizzera. Tutte le componenti del prodotto interno lordo (Pil) trainate dai consumi - come consumi privati, investimenti, esportazioni e importazioni - torneranno a essere positive, ad eccezione degli investimenti pubblici. Nessuno di questi ambiti del ‘paniere’ tornerà al livello precedente la crisi. E, purtroppo, la disoccupazione aumenterà di nuovo leggermente. Raiffeisen prevede per la metà del 2021 una quota di senza lavoro del 3.5 per cento, importante ma non drammatica: “Nel complesso l’economia dovrebbe quindi superare la crisi relativamente bene. Questo è dovuto anche alle caratteristiche della Svizzera”, spiega Neff, che esclude come tutti la possibilità di un aumento dei tassi d’interesse.
Da uno sguardo d’insieme delle previsioni avanzate dagli uffici studi delle banche svizzere emergono denominatori comuni. Le piccole e medie imprese (Pmi), per la maggior parte, continueranno a soffrire a causa delle incertezze del mercato e dell’andamento della pandemia. Più stabile e perfino con qualche accenno di ripresa d’interesse, dovrebbe essere il mercato immobiliare: “Il coronavirus sembra addirittura incrementare maggiormente l’attività di questo mercato. Evidentemente molte famiglie, dopo aver passato tanto tempo come non mai a casa, riconsiderano la loro attuale situazione abitativa e individuano potenziali di ottimizzazione abitativi cercando nuove soluzioni”, scrive Raiffeisen. Il momento è favorevole: i tassi dell’ipoteca più diffusa in Svizzera variano tra l’1 e l’1,15%. Attualmente il tasso indicativo è all’1,06%.

Troppi soldi fermi
Anche perché di denaro in ‘saccoccia’ ce n’è parecchio. A fronte di una discesa dei consumi del 4% nel 2020 si è registrato un aumento dei risparmi delle famiglie del 19%, il tasso più alto dal 1995. Dove finirà questa massa di denaro? Verso quali investimenti? Resterà ‘sotto il materasso’, oppure timidamente i risparmiatori si avvicineranno ai mercati finanziari?
Le borse hanno fatto vedere i sorci verdi in corrispondenza della prima ondata del virus. Lo Smi, l’indice della borsa di Zurigo, alla fine del marzo scorso crollò a poco più di 8000 punti. Il recupero di questo come altri mercati è stato poderoso: basti dire che il 7 gennaio 2020 lo Smi era a 10686 punti; il 5 gennaio 2021 a 10694! Ed è proprio sui listini azionari che si concentrerà probabilmente l’interesse degli investitori. “Saranno verosimilmente le azioni a trainare nuovamente i rendimenti dei portafogli. La ripresa economica, le politiche monetarie espansive e il sostegno fiscale degli Stati sono tutti fattori che dovrebbero favorire il comparto”, spiega Roberto Cerratti, responsabile Investment Consulting di Credit Suisse (Svizzera), che aggiunge: “Il mercato svizzero resta un mercato contraddistinto da un’elevata qualità e da interessanti dividendi che offrono un buon potenziale, e potrebbe essere sostenuto dall’indebolimento del franco”. Pensiero condiviso da Soncini: “Crescita modesta, consumi che non riprenderanno, tassi sempre bassi qui e nei paesi attorno a noi. Non vedo un Franco distante dagli attuali livelli”.
L’incognita più seria riguarda il destino di settori come turismo, ristorazione e commercio al dettaglio. In totale, nell’anno turistico 2020 la pandemia ha portato una perdita stimata di 13,3 milioni di pernottamenti: ciò significa una riduzione di 1,6 miliardi di cifra d’affari, secondo il Kof. Per il settore turistico nel suo complesso, nello stesso periodo, la riduzione supera i 10 miliardi di franchi. Nei prossimi mesi la partita è la sopravvivenza di centinaia di imprese.
23.01.2021


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