Primi effetti anche in Ticino della "stretta" in Libia
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Crolla drasticamente
il numero di migranti
MAURO SPIGNESI


Gli sbarchi lentamente sono diminuiti e i flussi si sono fatti più deboli. Basta guardare i numeri: ci sono meno migranti in viaggio verso il nord. E meno migranti vuol dire meno pressione nei centri d’accoglienza a ridosso della Svizzera. E meno richieste d’ingresso. Tanto è vero che a settembre sono state registrate complessivamente 1.409 domande d’asilo in tutta la Confederazione e nel terzo trimestre dell’anno se ne contavano 4.793, cioè il 33 per cento in meno dello stesso periodo del 2016. Dopo i controlli incessanti scattati per effetto dell’accordo fra l’Italia e le autorità della Libia, le partenze di profughi su questa parte della costa africana, dove convergevano le carovane di migranti da diversi Paesi pronti a salire sui barconi, sono progressivamente calati. L’effetto si è visto già sul breve periodo. Ed è stato un "tracollo" degli arrivi, come lo hanno chiamato in Italia. Il ministro dell’Interno Marco Minniti intervenendo al Comitato Schengen ha spiegato che "ad oggi, registriamo un calo del 25,7% degli arrivi. Si tratta di un dato importante, ma è ancora presto per poter dire che ci troviamo di fronte ad un dato strutturale".
Non sarà un dato strutturale, ma intanto dai 3mila profughi giunti in Lombardia a maggio, oggi si è passati ad appena 600. E anche nella Confederazione, particolarmente sensibile ai flussi perché confrontata direttamente con la dinamica dei fenomeni italiani, la tendenza è come si è visto quella di meno arrivi. Un segnale che già si poteva cogliere in agosto, quando la Segreteria di Stato per la migrazione aveva spiegato che erano state presentate in Svizzera 1.690 domande d’asilo, poi calate ancora a settembre. "Il numero di domande - avevano detto da Berna - è diminuito di quasi un terzo rispetto all’agosto dell’anno scorso (meno 30,8%)".
Inoltre, osservando il fenomeno su uno spettro più ampio, si nota che c’è stato un mutamento dei richiedenti l’asilo, oggi sono in maggioranza tunisini e algerini a sbarcare in Sicilia e Sardegna per dirigersi ancora una volta nel nord Europa. L’altro aspetto che è cambiato è appunto lo scenario. A Milano, città dove arrivavano i profughi diretti soprattutto in Francia, Germania e Belgio, l’emergenza è ormai ai minimi termini. Secondo i dati diffusi dalla Prefettura il numero di richiedenti l’asilo è in caduta libera. Dai 2.915 di giugno in tutta la Lombardia si è arrivati ai 664 di settembre. E dai 636 sempre di giugno della sola Milano si è passati ai 159 di settembre. La tendenza è diffusa, tanto che a sentire le dichiarazioni di diversi sindaci lombardi si vorrebbero già ridurre i letti e le strutture predisposte l’estate di due anni fa quando c’era stata una autentica valanga umana, non soltanto dall’Africa ma anche da altri Paesi in guerra, come la Siria, o in situazioni drammatiche di carestia. Non si parte quindi più dalla Libia, terra di grande business per la criminalità internazionale che ha tirato le fila degli scafisti e delle bande che si facevano pagare profumatamente dai migranti disperati. Ora si parte da Tunisia e Algeria. E gli sbarchi sono anche in Sardegna dove, è stato verificato, barche più piccole di quelle usate dalla Libia, giungono nel sud della Sardegna partendo dalla provincia di Annaba in Algeria oppure da Sfax, quasi 500 chilometri a sud, in Tunisia. C’è da dire che in Svizzera la presenza di asilanti magrebini non è ancora così accentuata come in Italia. Gli algerini sono complessivamente 325, il picco di richieste d’ingresso in Svizzera è arrivato a marzo con 66 domande, a settembre erano 48. I tunisini che hanno bussato alle porte della Confederazione dall’inizio dell’anno invece sono 109, e in questo caso il numero maggiore, ovvero 23, è stato registrato a settembre. "Come si può vedere dai numeri, non esiste un particolare aumento delle domande di asilo presentate da cittadini algerini e tunisini", spiega da Berna Idil Abdulle, della segretria di Stato per la migrazione (Sem).
Da gennaio a fine settembre 2017, sono state depositate in tutta la Svizzera 13.916 domande d’asilo. "Questo - hanno spiegato alla Sem - è il valore più basso registrato nei primi nove mesi dal 2010 (11.170). L’evoluzione è riconducibile alla netta diminuzione del flusso migratorio attraverso il Mediterraneo centrale da metà luglio e al fatto che i migranti in arrivo in Europa occidentale non scelgono in prima linea la Svizzera come Paese di destinazione".
Tornando ai centri sulla fascia di frontiera da dove arrivano praticamente tutti i migranti che chiedono poi asilo politico in Svizzera o vanno a nord, si scopre che Varese segue il trend in atto a livello nazionale, con un calo. Mentre Como no, seppure con uno scarto lieve. A Varese, infatti, da giugno a settembre i richiedenti l’asilo sono passati da 660 a 457 mentre a Como da 413 a 254. Va ricordato che proprio a Como tornano i profughi che vengono respinti in prima battuta dalla Confederazione per effetto della Convenzione di Dublino, dove è stabilito che la domanda di protezione internazionale deve essere necessariamente presentata nel primo Paese europeo in cui si arriva.

m.sp.
22.10.2017


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