Contro i femminicidi c'è chi chiede di inasprire la legge
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Ogni 9 giorni un uomo
tenta l'uxoricidio
PATRIZIA GUENZI


Ogni nove giorni in Svizzera un uomo tenta di assassinare la compagna o l’ex partner. Stanto agli ultimi dati dell’Ufficio federale di statistica, in media quaranta donne sono vittime di un tentativo di omicidio nell’ambito della coppia ogni anno, 14 di loro con esito fatale. Capita anche che sia lei ad uccidere lui, ma è molto meno frequente. Intanto, tra il 2009 e il 2016, 108 donne sono state assassinate, contro 15 uomini. Una proporzione di oltre sette volte tanto. Le armi da fuoco sono lo strumento più pericoloso, provocano il 67% dei decessi.
Di fronte a questi numeri allarmanti, il movimento Osez le féminisme!, che combatte le disuguaglianze, ha proposto di introdurre dei nuovi strumenti giuridici affinché il crimine di femminicidio sia ritenuto dal Codice penale come circostanza aggravante in caso di omidicio. "Vogliamo denunciare che nella nostra società patriarcale capita ancora che un uomo si arroghi un diritto di vita o di morte sulla donna - dice al Caffè Anouchka Kuhni, presidente dell’antenna svizzera Osez le féminisme! -. Quando sono in coppia certi maschi pensano che la femmina gli appartenga e si sentono legittimati ad ucciderla. Spagna e Italia hanno già inserito la nozione di ‘violenza di genere’ nel loro codice penale e così altri Paesi; la Svizzera in questo senso è ferma al palo".
Il caso più recente di femminicidio nella Confederazione risale allo scorso 23 febbraio. Irene, 35 anni, pugliese di origine, viene assassinata da suo marito sulla Lagerstrasse di Zurigo. L’uomo spara diversi colpi di pistola prima di rivolgere l’arma contro se stesso. Molto simile alla tragedia dell’estate scorsa ad Ascona: un delitto passionale, dove un 54enne aveva sparato alla moglie 38enne davanti all’autosilo di via Muraccio, tentando poi il suicidio.
E proprio la passione, anche se il termine stride, è all’origine di molti omicidi tra coniugi. Una passione malata, spiegano gli specialisti, che acceca e che spinge ad eliminare l’amata piuttosto che vederla andare via. Infatti, una gran parte delle vittime aveva appena lasciato o stava per lasciare il partner. Il 31% delle donne assassinate stava separandosi dal coniuge. "È parecchio, se consideriamo che questa fase è piuttosto breve rispetto ai periodi, più lunghi, del prima o del dopo la rottura definitiva", osserva Isabel Zoder, capo del Dipartimento giustizia e sentenze. Una realtà sottoscritta anche da chi si occupa di accompagnare le vittime di violenza, per cui quando lei annuncia la fine del rapporto quasi sempre lui tenta di riaverla con la forza. I metodi più utilizzati sono anche i meno fatali, coltelli e violenza fisica. Sono infatti le armi da fuoco a provocare più morti. Rispetto alle coppie ancora conviventi, i delitti tra separati avvengono due volte più spesso in un luogo pubblico.
Se la presidente di Osez le féminisme! auspica una modifica della legge, Yvan Jeanneret, professore di diritto all’Università di Ginevra, non ci sta. Sostiene che il Codice penale svizzero ha tutti gli strumenti a disposizione per trattare le diverse tipologie di omicidio. "Non vedo il senso di integrare la nozione di femminicidio nella legge - spiega l’avvocato al Caffè -. Non c’è ragione per cui un genere debba essere più protetto di un altro". Forse no, ma se questo "genere" (la donna) in pratica soccombe sette volte tanto forse qualcosa andrebbe fatto. Anche perché il codice penale relativo alle "morti passionali" viene invocato regolarmente dalla difesa, nel caso appunto di decessi provocati dal coniuge, come circostanza attenuante. E capita quando si può provare che l’uccisore ha ammazzato in preda ad un’emozione violenta o in un profondo stato di smarrimento. Pena? Da 1 a 10 anni di carcere. L’omicidio, invece, ne prevede almeno 5 di anni e l’assassinio 10.
Più che delitti passionati sarebbe meglio definirli delitti culturali, aveva spiegato qualche tempo fa in una relazione il procuratore pubblico Moreno Capella. Delitti che sfociano sovente a causa di irreparabili divergenze culturali. Per l’avvocato Jeanneret il termine passionale, così come viene inteso comunemente, trae in inganno perché "nella giurisprudenza - spiega - l’articolo 113 non riguarda gli omicidi coniugali, perché ammazzare l’altro in un conflitto di coppia, significa negargli la libertà, e non c’è attenuante. In quei casi si parla di omicidio o assassinio".
Il primo studio rappresentativo sulla violenza domestica in Svizzera risale al 1994. Era stato realizzato attraverso un’inchiesta telefonica su un campione rappresentativo di 1500 donne, dai 20 ai 60 anni che vivevano in coppia o lo avevano fatto nei dodici mesi precedenti il sondaggio. Era emerso che nella loro esistenza il 20,7% delle interrogate aveva subito violenze fisiche e/o sessuali dal partner. Nella metà dei casi, la violenza era unicamente sessuale. I gesti di forza più frequenti sono spintoni, alterchi, strattonamenti e botte.
Gli specialisti del settore raccomandano sempre di chiedere aiuto ai primi segnali di violenza psicologica. Quando non ci si sente più sicure in casa è importante rivolgersi a dei professionisti che possono valutare la pericolosità della situazione. In Ticino in settimana è stata presentata l’iniziativa di un gruppo di persone che fanno capo ad associazioni e enti pubblici, "Vivere senza violenza" (viveresenzaviolenza.ch).

pguenzi@caffe.ch
18.03.2018


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