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Tre esperti spiegano cosa è cambiato e perché
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"Ecco come affrontiamo
il ritorno del coronavirus"
PATRIZIA GUENZI


Un conto è ragionare per sensazioni, percezioni. Un altro è valutare l’evidenza scientifica. E quest’ultima, per alcuni esperti, parla chiaro: contagio non è uguale a malattia. Essere positivi al Covid-19 non significa sviluppare la malattia in modo grave e finire all’ospedale. Per altri, invece, questi giorni sono soltanto l’anticamera di un nuovo buco nero in cui dovremo nuovamente fare a braccio di ferro con il maledetto coronavirus. I contagi stanno aumentando. Molti Paesi attorno a noi hanno già potenziato le misure restrittive. Anche in Ticino in settimana s’è deciso di chiudere le discoteche e rendere obbligatoria la mascherina dei negozi. Tuttavia, vero è che oggi siamo più forti. Su questo concordano i tre specialisti che abbiamo coinvolto, al fronte già durante la pandemia, quella che in primavera ha chiuso il mondo in casa. Christian Camponovo, direttore della Clinica Moncucco di Lugano (Centro Covid del cantone assieme alla Carità di Locarno); il dottor Paolo Ferrari, Capo Area medica dell’Ente ospedaliero cantonale; e il dottor Michael Llamas, direttore sanitario e viceprimario all’ospedale regionale di Locarno.
Iniziamo subito dalla domanda chiave, che tutti ci facciamo in questi giorni di incertezza, con il numero di contagi che continua a salire: dobbiamo preoccuparci?
FERRARI: "Non arriveremo ai numeri di marzo, c’è una grossa fetta di popolazione che ha già una sorta di immunità parziale e che quindi risponde molto bene agli attacchi del virus".
CAMPONOVO: "È indubbio che rispetto alla primavera abbiamo il grosso vantaggio di potere e sapere gestire in anticipo un’eventuale seconda ondata. Ma...".
Dica...
CAMPONOVO: "Da qui a dire che non arriveremo ai numeri di marzo e aprile ed escludere un secondo lockdown… ecco, no, non me la sentirei di dare una risposta certa".
Quindi lei tanto tranquillo non è?
CAMPONOVO: "Tanto per cominciare sia da noi che a Locarno è stato mantenuto il dispositivo di base. Tutto è pronto per essere potenziato in qualsiasi momento e tornare all’offerta di marzo-aprile. Già questo la dice lunga sul fatto che la guardia non si sia mai abbassata".
Ma c’è dell’altro...
CAMPONOVO: "Mah, basta guardarsi attorno. Anche in altre nazioni si sta registrando un aumento dei contagi. Non solo. Anche l’età media dei contagiati sta aumentando".
E questo ovviamente preoccupa. Il rischio è di ritrovarsi con le corsie piene di pazienti e le cure intensive che non ce la fanno a far fronte ai malati.  
FERRARI: "I contagi stanno aumentando e aumenteranno ancora.  Ma sono i decessi che dobbiamo prendere in considerazione".
Non sembra convinto dottor Llamas...
LLAMAS: "Sono le cifre globali che mi preoccupano. Funziona così: prima si alza il numero di casi, poi nel giro di una-due settimane aumentano le ospedalizzazioni e dopo tre settimane pure i ricoveri in cure intensive".
Facciamo un passo indietro e torniamo alla situazione di marzo-aprile. Cosa è cambiato rispetto a quelle terribili settimane?
FERRARI: "A fine febbraio il cento per cento della popolazione era suscettibile a questo virus. Su mille persone si contavano trecento-quattrocento ospedalizzazioni. Ora sappiamo che non è così".
E cosa è cambiato dunque?
FERRARI: "Se mille persone si contagiano, una grossa fetta di loro ha già un’immunità parziale, dovuta con molta probabilità al "contatto" con coronavirus precedenti. Hanno quindi generato una risposa immunitaria per cui la malattia non si sviluppa in modo altrettanto grave".
LLAMAS: "Ripeto, l’andamento del virus attorno a noi, ma anche a livello nazionale a questo punto, non possono non preoccupare. Una situazione che non ci permette di far finta di niente. I segnali ci sono".
Ma in cure intensive non c’è alcun paziente...   
LLAMAS: "Sono però le cifre globali che devono allarmare".
In sostanza vi state chiedendo quando inizierete a vedere i primi pazienti critici arrivare in ospedale?
LLAMAS: "Al momento una risposta non ce l’abbiamo, è difficile da dire, ma allargando lo sguardo al resto del Paese e oltre i confini nazionali una ripartenza importante del virus non è da escludere".
CAMPONOVO: "Temo anch’io che dovremo nuovamente fare i conti con una ripresa robusta dei contagi. È evidente che in tutta Europa la seconda ondata sia iniziata".
Un’ondata che si presenta però a macchia di leopardo, tutt’altro che omogenea.
CAMPONOVO: "Alcune nazioni o regioni sono più colpite di altre. Prendiamo la Germania, la Francia... Altre, che sino a qualche giorno fa si dicevano tranquille ora tanto più tranquille non sono più. Perciò dico che c'è comunque un aumento dei casi generalizzato".
Si fanno anche molti più tamponi, questo incide sicuramente sul numero dei casi positivi?
FERRARI: "Sì, c’è anche questo aspetto da tener presente. Tuttavia, è evidente che sia tornata ad esserci una diffusione del virus e che dovremo attenderci un aumento di pazienti positivi".
CAMPONOVO: "Durante la primavera venivano diagnosticati solo i casi con sintomi importanti. Oggi il tampone viene fatto anche con sintomi lievi, per cui non si finisce certo in ospedale. Sono quelle persone che a marzo non vedevamo."
LLAMAS: "Sei mesi fa non c’era il tempo di prendere in considerazione una fascia più ampia di popolazione al di fuori di quella con sintomi gravi. Oggi sì".
Quanto durerà l’efficacia del “tracciamento” dei contatti di fronte ai numeri in continuo aumento?
CAMPONOVO: “Questo è effettivamente problematico. Isolare tempestivamente chi è entrato in contatto con una persona positiva è fondamentale per spezzare il prima possibile la catena di contagio. Un’eventuale difficoltà nel tracciamento dei contatti contribuirà ad aggravare la situazione”.
Insomma, mai come in questo caso è appropriato il termine fluido per definire questa situazione. In costante divenire, difficile da valutare nella sua evoluzione. Nel frattempo che fare?
CAMPONOVO: “È importante continuare a effettuare i tamponi, così da poter diagnosticare, isolare e mettere velocemente in atto il contact tracing, in modo tale da poter risalire a tutte le persone a rischio contagio. Ma…”.
Ma…
CAMPONOVO: “Temo che molto probabilmente qualche misura in più sarà necessaria. Qualcuna più energica, sostanziale. Non sono più tanto sicuro che con le misure attuali si possa riuscire a contenere la diffusione del virus”.
FERRARI: “Ripeto, guardiamo i decessi. La malattia non si sviluppa in modo altrettanto grave come è stato durante la scorsa primavera. Contagio non è uguale a malattia”.
Quindi pensa che non si arriverà ai numeri di marzo-aprile e neanche a un secondo lockdown?
FERRARI: “No, non credo proprio. Guardiamo i dati dell’evoluzione dell’epidemia attorno a noi. Una chiusura totale deve essere giustificata dall’evidenza scientifica”.
Intanto però il Ticino una stretta di vite l’ha data, in settimana ha deciso di chiudere le discoteche e ha reso obbligatorio l’utilizzo delle mascherine nei negozi e nei centri commerciali.
LLAMAS: “Ha fatto bene. In qualche modo la corsa del virus va frenata”.
FERRARI: “Una decisione ragionevole. La mascherina è una misura che presuppone un piccolo sforzo ed è economicamente ininfluente sul budget familiare. Non è ‘la’ soluzione, sia chiaro. Ma contribuisce a frenare la diffusione del virus”.
CAMPONOVO: “L’ho detto prima. La seconda ondata è iniziata. Queste misure mi sembrano dunque una logica conseguenza”.
Secondo lei non va esclusa l’ipotesi che si possa arrivare alla situazione della scorsa primavera?
CAMPONOVO: “Non si può escludere, no. Ricordo che in marzo nel giro di pochi giorni si è passati da un paio di ospedalizzazioni a settanta!”.
Spaventa dunque ancora la potenziale velocità del virus?
CAMPONOVO: “Certo. Restiamo vigili. In un attimo può sorprenderci. Dobbiamo cercare di essere sempre un passo avanti al virus”.
FERRARI: “Ma ora la situazione è diversa! Niente a che vedere rispetto ai terribili giorni di marzo!”.
Si spieghi meglio.
“L’esposizione di allora non è quella di oggi. Inoltre ora sappiamo che ci sono persone con un sistema immunitario che provoca una sorta di reazione incrociata al Covid per cui si crea una parziale difesa. Si infettano, sì, ma non sviluppano la malattia”.
LLAMAS: “È un discorso complicato. Ancora non sappiamo ad esempio se chi ha avuto la malattia mantiene un’immunità. E se sì quanto a lungo. Vero è che ci sono persone che si ammalano e altre no. Ma noi dobbiamo lavorare sulle certezze non sulle ipotesi”.
Torneremo alla situazione di sei mesi fa?
FERRARI: “No, non avremo più quaranta-cinquanta ricoveri giornalieri come questa primavera. Bisogna avere l’onestà intellettuale per dire che la situazione oggi è molto diversa”.
LLAMAS: “Sappiamo che il virus inizia a diffondersi e che sempre più persone si infettano. Quindi il tasso di presenza del virus sale, e sale anche il numero di persone che possono essere esposte e tra queste vi sono le fasce più a rischio. Sono soprattutto loro che dobbiamo proteggere”.
Quindi agire tempestivamente ora per evitare domani di ritrovarsi in una situazione ingestibile?
LLAMAS: “Dobbiamo giocare d’anticipo. Altrimenti sarà come far sterzare una portaerei. Impossibile”.
La ripresa delle scuole può avere influito sull’aumento del numero dei contagi?
CAMPONOVO: “Non credo. Piuttosto, dobbiamo pensare che ora la temperatura è scesa, che si sta meno all’aria aperta e più in casa, in ufficio, dentro i locali, con le finestre per lo più sempre chiuse”.
FERRARI: “No, la scuola a mio avviso non ha inciso”.
LLAMAS: “La scuola è l’ultima da colpevolizzare. Anzi dobbiamo proteggerla, lo studio è un diritto dei ragazzi. Ci sono state le vacanze, tutti siamo andati in giro... non dimentichiamolo. Ora si tratta di evitare tutti quei comportamenti a rischio”.
Sempre a proposito di scuole, gli allievi al di sotto dei dodici anni anche se con un po’ di febbre possono andare in classe.  
CAMPONOVO: “Non mi sembra una decisione che aiuti a fare chiarezza. Così come possono andare a scuola possono andare anche dai nonni, dagli amici... Certo, qualche compromesso ci sta ma, ripeto, alcuni confondono un po’”.
Compromessi... Ma fino a che punto basteranno?
CAMPONOVO: “Sta tutta lì la scommessa: trovare un equilibrio tra le esigenze dell’economia e le libertà personali. Non sarà facile”.
Escludendo un altro lockdown?
CAMPONOVO: “No, non me la sento di escluderlo”.
LLAMAS: “Lo potremo escludere solo se saremo sufficientemente resilienti, capaci di sopportare le restrizioni. Ma anche se dovesse esserci... beh, non cadrà il mondo”.
pguenzi@caffe.ch
10.10.2020


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