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Mese per mese quale sarà la situazione negli ospedali
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Le previsioni sui contagi,
i numeri sono allarmanti
PATRIZIA GUENZI


Sì, proprio come un fuoco artificiale. Le strisce colorate dopo l’esplosione possono essere decine. Possono essere. Oggi per essenzialità e facilità sono solo due. Una rossa e una gialla. La prima rappresenta lo scenario peggiore, ovvero una crescita incontrollata dei casi di contagio in questo inizio di seconda ondata pandemica. L’altra, quella gialla, sintetizza lo scenario 2. La crescita c’è e ci sarà ma… controllata. Come le strisce colorate di un fuoco artificiale dopo l’esplosione. Gli scenari possono essere diversi, con tonalità di colore differente, dal rosso al giallo, ma tutti racchiusi fra le due linee principali. L’ipotesi peggiore, l’ipotesi migliore. O meglio sarebbe dire la meno peggio.
Il destino del Ticino - ma in questi scenari si riflettono più o meno gli orizzonti dell’intera nazione e di altri Paesi intorno - oggi è questo. I grafici pubblicati in prima pagina, le linee, le onde di previsione sono state studiate e tracciate dalla stessa persona che all’inizio dello scorso marzo elaborò le prime ipotesi. Rivelatesi reali. Sono del direttore della Clinica Luganese Moncucco, Christian Camponovo. Sono contenute in un rapporto interno, confidenziale, datato 13 ottobre. Quindi fresco fresco di analisi e previsioni.
Come accadde in marzo, in un analogo rapporto confidenziale pubblicato dal Caffè, il direttore della Moncucco - per lunghi mesi in prima linea nella lotta al coronavirus - usa parole e frasi chiare. Nessun eufemismo. Le conseguenze di ciò che si farà o non si farà nei prossimi cinque giorni in termini di prevenzione si vedranno fra poche settimane. Dal centinaio di casi che oggi si registrano quotidianamente in Ticino, si passerà rapidamente ai 250, ai 300, sino ad arrivare a 400, 500… Questo seguendo la linea rossa dello scenario 1, lo scenario peggiore, secondo i calcoli contenuti nel rapporto interno della Moncucco. E salirebbe in poche settimane anche il numero di pazienti ricoverati nelle cure intensive dei due ospedali Covid che ancora una volta si occuperanno dei contagiati, la Carità di Locarno e la Moncucco.
La speranza è che le "timide misure di contenimento introdotte sino ad oggi permettano una crescita dei casi meno rapida rispetto a quella registrata in primavera", scrive Camponovo. Vale a dire un aumento più lento delle ospedalizzazioni. Ma oggi "senza misure sufficientemente drastiche, come era stato il lockdown di metà marzo - afferma il direttore della Moncucco -, la diffusione del virus continuerà ben oltre la soglia registrata a fine marzo-inizio aprile. Cioè quando in Ticino avevamo diagnosticato il Covid in circa l’1 per cento della popolazione (abbiamo poi saputo che questa percentuale era sottostimata di un fattore oscillante fra sette e nove)".
A questo punto, proprio a questo punto del rapporto interno e confidenziale, il direttor Camponovo mette il dito nella piaga e fa questa previsione: "Fino al 50 per cento della popolazione potrebbe essere colpita dal virus (…). I grandi numeri di pazienti con i quali potremmo essere obbligati a confrontarci, comporterà un sovraccarico di tutte le strutture sanitarie del cantone, clinica compresa. Ciò potrebbe essere aggravato dal fatto che questa seconda ondata prende avvio in un momento dell’anno in cui sappiamo esservi un numero di pazienti da curare già elevato".
Come un fuoco d’artificio. Un fuoco d’artificio in cui l’altra grande e importante striscia colorata è quella gialla. Lo scenario meno grave cioè. Lo scenario 2 indicato nei grafici di prima pagina. Camponovo lo spiega così: "La crescita dei casi positivi nel cantone potrebbe rivelarsi meno ‘ripida’ di quanto previsto nello scenario 1. Se il controllo della diffusione del virus grazie alle misure già introdotte (o ad altre che verranno introdotte nelle prossime settimane) si rivelerà efficace, l’aumento del numero di casi potrebbe interrompersi con una sostanziale stabilizzazione dei nuovi contagi e quindi anche delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in cure intensive". In sostanza, non ci sarà una regolarità del numero di pazienti ospedalizzati e dei casi in cure intensive, ma questi dati continueranno ad oscillare attorno ad un valore cosiddetto mediano.
pguenzi@caffe.ch
17.10.2020


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