function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};

Solitudine e insicurezza frenano il desiderio di maternità
Immagini articolo
Famiglie senza prospettive
più oneri che sostegni
PATRIZIA GUENZI


La famiglia è faticosa ma soprattutto costosa. Da qui la scelta di molte coppie di procastinare il lieto evento. Di rimandare l’arrivo di un figlio, perché fatti due conti emergono chiare le difficoltà economiche cui andrebbero incontro. "Quando nasce un bambino calano le entrate e aumentano le uscite - spiega Peter Marbet, direttore di Caritas Svizzera -. Un ragionamento banale ma che spesso non viene valutato con sufficiente attenzione. Uno dei due coniugi deve diminuire il tempo di lavoro e va anche cercata una soluzione per l’accudimento del bambino. L’asilo nido, o la mamma diurna, costano. E anche se i sostegni pubblici variano molto a dipendenza del luogo di domicilio e si può quindi scegliere quello più ‘conveniente’, fatto è che a fine mese i conti rischiano di non tornare".   
Che il nostro non sia un Paese per famiglie è abbastanza evidente. Se non bastano gli scivoli deserti nei parchi gioco, ci sono le statistiche a dimostrarlo. Abbiamo un tasso di fecondità minimo: 1,5 figli. E se non fosse per l’apporto delle famiglie straniere sarebbe ancora più basso. Troppo breve il congedo di maternità; quello di paternità, di due settimane, deciso di recente, resta comunque un aiuto insufficiente. Inoltre, non vi è alcun congedo parentale. Così, per molte donne, la nascita di un figlio significa ancora interrompere la carriera con il rischio di non più avere chance una volta rientrate.
Neanche più il cattolicesimo alza il tasso di fecondità. "Se pensiamo agli anni Settanta, l’attaccamento alla religione spingeva le coppie a fare figli - osserva Giuliano Bonoli, docente di scienze e politiche sociali all’Università di Losanna -. C’era infatti una netta differenza tra i cantoni più cattolici. Oggi non è più così. Le difficoltà economiche e di conciliazione lavoro e famiglia impongono alle coppie di frenare l’istinto genitoriale".
Istinto genitoriale che, giocoforza, non può davvero non tenere conto delle tante difficoltà che comporta l’arrivo di un figlio. Figuriamoci due! "Anche se poi - riprende Bonoli - quando si fanno delle inchieste e si domanda a donne e uomini quanti figli vorrebbero se vivessero in un mondo ideale le prime rispondono 2,2, i secondi poco meno di 2. Significa che la voglia di famiglia c’è, o meglio ci sarebbe". Ci sarebbe, se invece di aiuti economici una tantum, come il bonus bebè, per contrastare la denatalità si facessero investimenti più a lungo termine. "Penso ad asili nido, a congedi parentali, ad agevolazioni nei contesti professionali a favore delle madri, al lavoro a distanza che durante questo anno e mezzo ha dato prova di funzionare abbastanza bene - dice ancora Bonoli -. E poi bisogna cambiare mentalità. La società deve accettare maggiormente il doppio ruolo della donna, come madre e come lavoratrice, si predispongano leggi, norme per conciliare professione e famiglia".
Invertire il trend, in vigore da decenni, non sarà facile. Ma se non vogliamo ritrovarci con le case per anziani piene, gli asili deserti e le casse dell’Avs vuote qualcosa di concreto va fatto. "È una questione di prospettiva, o meglio di mancanza di prospettiva - spiega Ilario Lodi, di Pro Juventute Ticino -. Le famiglie non credono più che il futuro sia una cosa a portata di mano. Si sentono in balia delle decisioni degli altri e ci pensano due volte prima di fare un figlio, o di comperare una casa o di assumersi un qualsiasi altro onere, sia economico che sociale. Non hanno quella serenità che permetterebbe loro di investire". Una serenità che è data soprattutto dalla sicurezza del posto di lavoro, di un salario sufficiente a garantire una vita dignitosa, sostegni, agevolazioni e aiuti. "Pensiamo alla cassa malati - aggiunge Peter Marbet -. Perché deve esserci una differenza dei parametri, a volte anche importante, tra cantone e cantone per accedere alle deduzioni? Non solo. Bisognerebbe armonizzare a livello federale le disposizioni in materia di prestazioni complementari per le famiglie e di anticipo degli alimenti. Finora soltanto quattro Cantoni le hanno introdotte, tra cui il Ticino". E poi c’è l’affitto. Sino a qualche anno fa si metteva su famiglia e si andava a vivere fuori città, ora molto meno. "Se entrambi i coniugi sono impegnati fuori casa devono tener conto della distanza dal posto di lavoro - riprende Marbet -. Certo in città gli affitti sono più cari ma a conti fatti forse conviene, calcolando le spese di trasporto". Luogo di residenza che ha un ruolo importante (come spiegano i servizi nelle pagine successive). Per quanto riguarda il costo generale della vita, la pressione fiscale ma anche il sostegno statale. Ad esempio, in alcuni comuni costa meno la custodia dei bimbi in strutture esterne.
Secondo uno studio dell’Ufficio della gioventù di Zurigo, per un bambino si spendono 1200-1800 franchi al mese. Ci sarà una ragione perché dal 1992 le famiglie che fanno capo a un unico salario sono in netto calo. Nella maggior parte delle coppie il padre lavora a tempo pieno e la madre almeno a tempo parziale. Resta comunque il problema dell’accudimento. Nemmeno i nonni sono più quelli di una volta - non tutti si mettono a disposizione per dare una mano a tirar su i pargoli - bisogna per forza ricorrere a un servizio e pagare. "Servizi che in alcuni comuni sono più presenti che in altri e ciò condiziona la scelta di domicilio di molte coppie - spiega Giorgia Realini, coordinatrice pedagogica dell’Associazione famiglie diurne del Mendrisiotto -. Le famiglie oggi sono dei nuclei piuttosto soli, con pochi contatti tra loro. Una volta si diceva che per crescere un bimbo ci vuole un villaggio… bene, oggi questo villaggio non c’è più. Niente zie, nonni giovani, in attività o interessati a godersi la pensione. Da qui l’esigenza di una rete capillare di sostegni". E Lodi conclude: "Per poter pianificare il futuro ci vuole stabilità, sicurezza. Quando si hanno dei figli non si può solo vivere il presente".
pguenzi@caffe.ch
29.05.2021


LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
La Cina un Paese-partito
frenato dai suoi leader
Guido Olimpio
Guido Olimpio
La tranquilla città
del killer fantasma
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
"Le navi delle ong
attirano i barconi"
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
I movimenti verdi europei
colorano la sbiadita politica
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Un viaggio tra i popoli
sull'idea del nuovo inizio
Luca Mercalli
Luca Mercalli
La protesta dei giovani
dalla piazza vada nelle urne
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Si pensi anche ai costi
causati da altre limitazioni

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

50 anni fa
moriva
Jim Morrison

Tigre:
allarme Onu
sulla carestia

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00