Domenico Lucchini
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"Con il Palacinema
coesione e novità"
MASSIMO SCHIRA


Il cinema. Già, il cinema. La "settima arte" ha di sicuro fatto fare molta strada a Domenico Lucchini. In senso figurato e letterale. Pavia, Milano, Berna, Parigi, Roma, Venezia. Fino a Washington, dove proprio in questi giorni ha tenuto una conferenza sull’evoluzione del cinema svizzero all’Ambasciata elvetica negli Stati Uniti nell’ambito della settimana della lingua italiana nel mondo. Il cinema ha poi "deciso" di riportarlo in Ticino. A Chiasso, prima, poi Lugano. E ora Locarno, dove da direttore del Conservatorio internazionale di scienze audiovisive (Cisa) si appresta ad entrare in quella che sarà la sua nuova "casa", il Palacinema, che verrà inaugurato ufficialmente la prossima settimana. "Sono locarnese di nascita e mi sento molto bene in questo contesto regionale e cittadino - racconta -. È forse un po’ meno città rispetto a Lugano, ma è accogliente e ricca di aspettative per la scuola".
Dopo gli studi in filosofia a Pavia, Lucchini si appassiona immediatamente per l’immagine. E per l’audiovisivo in particolare. Passione che lo porta a Milano, dove conseguirà il dottorato in scienze dello spettacolo. "Li ho approfondito i miei interessi su cinema, teatro e anche televisione - conferma il direttore del Cisa -. Ma il cinema è poi diventato la mia prima professione. Appena terminati gli studi sono infatti entrato all’Ufficio federale della cultura, per occuparmi di promozione del cinema svizzero. Il cinema ha quindi rappresentato una sorta di battesimo professionale per me. A quei tempi, era la metà degli anni Ottanta, le risorse erano davvero limitate. Oggi i mezzi per la promozione del cinema svizzero sono decuplicati e ciò aiuta questo particolare settore della cultura ad essere in buona salute".
Il cinema svizzero, sotto lo sguardo attento di Lucchini, nel frattempo è cambiato. Dai grandi autori degli albori del nuovo cinema elvetico come Alain Tanner, si è passati ad un "movimento" meno ricco di grandi personalità, ma forse più dinamico malgrado le ristrettezze del mercato interno. "Oggi il cinema svizzero ha più continuità rispetto al passato - conferma Lucchini -. I nostri film sono presenti (e anche premiati) un po’ in tutto il mondo. Addirittura tra i candidati all’Oscar. C’è una produzione di qualità, ma anche di quantità. Ed emergono anche alcuni nomi in Ticino, anche se in maniera più lenta rispetto al resto del Paese. Penso ad Erik Bernasconi o Niccolò Castelli, ma anche ai giovani del Cisa che si stanno affermando sia sul piano regionale, sia su quello nazionale. Senza dimenticare che l’industria cinematografica svizzera è ammirata nel mondo per la documentaristica, dove non ha davvero nulla da imparare. In Svizzera c’è anche un pubblico ‘educato’ ai documentari, come si vede anche dai palinsesti televisivi della Ssr, che offrono spesso prodotti di qualità che catturano l’attenzione dello spettatore".
Piccolo o grande che sia, insomma, lontano dallo schermo difficilmente Domenico Lucchini riesce a stare. Anche se, ora, nel suo nuovo ambiente al Palacinema, dovrà pensare molto all’evoluzione del Cisa. "Essere coinquilini di Locarno Festival, ma anche di altre istituzioni della filiera dell’audiovisivo come la Ticino Film Commission, la Rsi o l’archivio del Festival, è sicuramente interessante - conclude Lucchini -. Tra i vari attori, già adesso si collabora, ma ora, riuniti tutti in un unico luogo dall’architettura efficace e razionale, credo che scaturiranno molte iniziative dal basso. Nate proprio dalla coesione tra queste entità con l’obiettivo di dare un valore aggiunto al Palacinema. C’è grande potenziale e grande interesse. Non è un caso se diversi docenti dalla Svizzera tedesca si sono già fatti avanti per venire ad insegnare al Cisa a Locarno. Non era mai successo prima".
22.10.2017


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