Pietro Majno
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"È la Terra il paziente
che sta peggio"
PATRIZIA GUENZI


hirurgo, professore, epatologo, ambientalista e anche un po’ filosofo. È Pietro Majno, 57 anni, quattro figli, dal prossimo gennaio capo dipartimento e primario di chirurgia dell’ospedale regionale di Lugano e professore di ruolo di chirurgia alla Facoltà di scienze biomediche dell’Università della Svizzera italiana. Si definisce un "militante della decrescita" e non nasconde la sua grande preoccupazione per il paziente Terra "che sta molto male, lo stiamo maltrattando, pur avendo la possibilità di non farlo continuiamo invece incuranti a infliggergli dolore. E da medico è frustrante. È come avere un organo da trapiantare a disposizione e trovare la sala operatoria chiusa".
Nato a Milano, dove si è laureato nel 1986, il professor Majno ha terminato la formazione in chirurgia generale nel Regno Unito. Nel 1992 è entrato all’ospedale universitario, Hug, di Ginevra. Dal 1996 al ‘97 si è perfezionato nella chirurgia e nei trapianti del fegato a Parigi. Tornato a Ginevra, nel 2010 diventa professore associato e dal 2014 dirige il Centro pluridisciplinare delle malattie epato-bilio-pancreatiche. Collabora con l’Epatocentro cantonale e regolarmente opera nelle sale operatorie dell’Ente ospedaliero. Col Ticino e la Svizzera ha un rapporto speciale. "Qui in un certo senso ci sono le mie radici - spiega -. Sono quelle di mio padre, rifugiato ebreo in Ticino nel 1943, che è sempre stato molto riconoscente alla Svizzera. Andò poi a Ginevra dove c’era un’università per gli italiani all’estero. Così, quando ho scelto Ginevra per lo stage con la borsa di studio in un certo senso ho voluto ripercorrere le tracce di mio padre".
E sul lago Lemano ci ha lasciato anche il cuore. "Mi sono innamorato non solo della chirurgia del fegato - racconta -, ma anche di mia moglie, medico oncologo. Purtroppo nel 2011 è morta". Risposato con Samia Hurst, direttrice dell’Istituto di bioetica all’Università di Ginevra, il dottor Majno trascorre gran parte del tempo libero in famiglia.  Ama la lettura, "saggi soprattutto", la musica, "mi diletto col violino", andare in bici e fare lunghe camminate, "non ho un’auto". "È così che mi tengo in forma e riesco a reggere anche 10-12 ore di intervento. Sono un chirurgo molto tenace, preciso, non mi arrendo facilmente". Cinquecento trapianti di fegato e altrettanti in chirurgia del fegato, la sua specialità, è autore di oltre 150 articoli pubblicati nelle principali riviste mediche e ha ottenuto premi della Società svizzera di chirurgia e della Società svizzera di trapianti. Per il Ticino, auspica "una chirurgia cantonale - spiega -, non dispersiva, con competenze particolari nei 4 ospedali cantonali".
Interessato alle tematiche ambientali e sociali che considera indissolubili da quelle della salute, Majno insiste: "Sappiamo benissimo cosa dovremmo fare per diminuire il consumo di energia e materie prime, ma non lo facciamo. La nostra vita è tutta basata su comportamenti individuali spinti, siamo mossi dal denaro, dall’avere sempre più cose, più oggetti, non siamo mai sazi. Abbiamo case troppo grandi, con stanze vuote". Nel suo piccolo, spiega, cerca di dare l’esempio. "Mi sposto col treno per le lunghe distanze, o con la bici. Da oltre un anno abbiamo accolto due rifugiati eritrei. Se chi avesse la possibilità lo facesse, potremmo risolvere almeno in parte il problema dell’accoglienza".
Confrontato quotidianamente con la sofferenza, Majno ha fatto suo un concetto filosofico: "E di Epitteto: cambio le cose che posso cambiare, ho la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e cerco di distinguerle. Non sempre possiamo scegliere. Impariamo a fare con ciò che abbiamo. È come nei sentimenti. Si sceglie una moglie e si costruisce l’amore ideale, non si va alla continua ricerca dell’amore ideale". pguenzi@caffe.ch
12.11.2017


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