Gerry Scotti
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"Non nascondo più
la mia tenerezza"
ALESSANDRA COMAZZI


Jerry (sta per Virginio) Scotti, classe 1956, stacanovista del video: nella sua carriera, 600 prime serate, 6200 puntate tra Passaparola, Il Quizzone, Chi vuol essere milionario, The Wall... Lui però cominciò con la radio: "Credo che la radio si possa considerare l’università per chi vuole fare questo mestiere, non per niente i grandi conduttori italiani sono passati di lì. Penso a Conti, Frizzi, Fazio, Chiambretti, lo stesso Fiorello. Io ho cominciato in una piccola radio di Milano, dove mi davano 500 lire l’ora per mettere a posto i dischi, all’epoca mi sembrava il lavoro più bello del mondo. È per la radio che non sono riuscito a finire l’università, i miei non me l’hanno mai perdonato".
Suo padre era rotativista al Corriere della Sera, il mio era tipografo a La Stampa. Lui riflette: "I nostri genitori erano abituati ad un lavoro fatto di orari notturni, arrivavano a casa dal lavoro mentre noi facevamo colazione. Da ragazzo, tra i miei amici ero l’unico a leggere il giornale tutti i giorni, la carta stampata era la mia compagna di vita. Ai ragazzi che sono qui vorrei dire di mettere giù il telefono almeno un’ora al giorno e di leggere un libro, un giornale. Per il lavoro, io penso di essere stato fortunato quando mi hanno chiamato e scelto, poi credo di essere stato bravo a non farmi mai mandare via. Sono entrato a Mediaset nel 1984, non me ne sono ancora andato, e non so neanche se quelli di Mediaset se ne siano accorti... Scherzi a parte, è un’azienda che mi ha cresciuto, che mi ha fatto scoprire la popolarità, il successo, mi ha pagato bene, ma soprattutto mi ha concesso estrema libertà di azione sul lavoro, e di questo sarò sempre grato. C’è stato qualcuno, dalla Rai, che mi ha detto "vieni da noi, ti facciamo fare Sanremo".
Bello, poi però sarei stato disoccupato! Ecco, io farò Sanremo quando avrò l’età di Vianello all’epoca, mancano ancora 15 anni. Tutto questo lavoro è anche un modo per rimanere in forma. Certo, il bello dei format è che puoi prendere l’idea da un altro Paese, riadattarla, e creare una tua versione originale. Noi prendiamo la ricetta della ciambella, poi c’è chi la fa dolce o meno dolce, col buco o senza buco.
Mike Bongiorno diceva: "Noi non facciamo quiz, raccontiamo storie". Commenta Scotti: "Sono d’accordo. Non è tanto il quiz in sè a interessare, quanto il rapporto con il concorrente, i suoi vizi, la sua storia, i suoi tic. Ormai io e i miei autori lavoriamo sul lato umano dei concorrenti e sulle loro particolarità. E poi ho fatto il giudice a Italia’s Got Talent, una grande esperienza, una lezione di umiltà: vedo gente ballare quando io non mi muovo per il mal di schiena. Ho visto cantare mentre io canto sotto la doccia nel migliore dei casi. Allora mi butto su quelli scarsi, i più facili da giudicare. E, complice anche il ruolo di giudice, negli ultimi anni ho cominciato a commuovermi in televisione.
Vedo numeri pazzeschi sul palco, dietro ai quali ci sono storie di vita e fatiche di anni, e non posso che commuovermi di fronte a una tale bellezza. All’inizio mi vergognavo, ma poi mi sono accorto che l’uomo, il maschio, non deve nascondere la propria tenerezza. Chiedete a mia moglie… Ma una delle esperienza più belle della mia vita, artisticamente parlando, è stata la fiction Finalmente soli, le 200 puntate con Maria Amelia Monti, una grande artista. Era un bel prodotto, abbiamo smesso di farlo perché non era remunerativo. Se avessimo realizzato la fiction in lingua straniera, saremmo riusciti a venderla in tutto il mondo. In futuro, potrei anche autoprodurmela".
Suo figlio Edoardo ha partecipato in America allo Show dei Record. Le piacerebbe se seguisse la sua strada? "Devo essere sincero, non mi piacerebbe granché. Per i figli si spera sempre una vita diversa da quella dei genitori".
07.10.2018


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