Valter Malosti
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"LuganoInScena
è stata una rivelazione"
ALESSANDRA COMAZZI


I classici vanno rappresentati e ripresentati", dice Valter Malosti, l’attore-regista colto e vulcanico che da gennaio dirige il Tpe, Teatro Piemonte Europa, uno di quelli definiti di "rilevante interesse culturale". Il suo Molière-Il Misantropo, versione italiana e adattamento dello stesso Malosti e di Fabrizio Sinisi, è il suo primo lavoro nel nuovo ruolo, produzione Tpe, Teatro Carcano, LuganoInScena. E a Lugano per l’appunto in scena ci è andato, e con successo. Costumi Anni ’60, ambientazione neutra e versatile, con lui sul palcoscenico anche Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso. Ma dopo il Misantropo l’attore-regista ha già realizzato Se questo è un uomo, uno spettacolo dedicato a Primo Levi, nel centenario della nascita.
"Con LuganoInScena ho un’ottima collaborazione - spiega Malosti -, e sono anche soddisfatto di questo primo anno al Tpe. Mancava un luogo per il teatro contemporaneo, e quindi abbiamo e avremo produzioni di giovani autori, senza dimenticare i grandi maestri Jan Fabre e Eugenio Barba; abbiamo ricordato il ’68; c’è un progetto dedicato a Primo Levi e ce ne sarà uno per Federico Fellini: rischiamo di scordarlo; proporremo Lazarus di David Bowie, sono contentissimo; c’è l’unione con il Festival delle colline, c’è la danza. Collaborare con Ronconi era come lavorare in una bottega rinascimentale: il mio spirito è quello". Sguardo al presente, coltivando però le radici espressive. "Ho scelto il Misantropo, e sono particolarmente lieto del successo che ho avuto a Lugano perché, come i palazzi storici vuoti hanno bisogno di nuova vita per tornare a essere abitati, così ai classici servono interventi che li aiutino a esaltare la loro contemporaneità". Fin da ragazzo ha amato moltissimo Molière, folgorato dal film di Ariane Mnouchkine. "Per me era una rock star - conferma -, come David Bowie. Sono affascinato dal suono delle parole, in Molière c’è una musicalità meravigliosa, e infatti Mozart lo saccheggia, attraverso Da Ponte. Trovo che i versi alessandrini del Misantropo abbiano una fantastica possibilità di sovrapposizione con i versi dei rapper della banlieu parigina. Dopo aver realizzato La scuola delle mogli, proprio la musica mi ha convinto a portare in teatro quest’opera difficilmente rappresentabile".
Valter Malosti continua la sua riflessione sul grande classico: "Il Misantropo è molto Molière - dice -. Qui lui rappresenta il rapporto con il potere. E il rapporto con le donne. Dal potere, cioè dal re Luigi XIV, era stipendiato, ma certo non era contento. Si respira un’aria di continua invettiva, di astio contro la convenzione, l’uso strumentale del talento. Ci sono intere sezioni dell’opera di Carmelo Bene dove si trova lo stesso spirito, ma io mi guarderò bene dall’imitare Carmelo, nello spettacolo". L’anello di congiunzione letterario è Thomas Bernhard, insieme con Fabrizio Sinisi hanno riscritto il Misantropo attraverso la lente di Bernhard. Poi ripreso e riportato all’origine, con una lingua contemporanea. "Abbiamo fatto esplodere i campi semantici. Sei mesi di lavoro solo sul testo. Alla fine lo spettacolo durerà tra 90 minuti, senza intervallo".
Poi arriva il pensiero sul rapporto tra uomo e donna: "Anche qui Molière si rispecchia nel suo personaggio. Lui che aveva sposato Armande, una donna molto più giovane, intelligente, libera, affascinante, una che poteva avere tutti gli uomini che voleva nel clima di, relativa, libertà femminile che fu il 1600. Poi si tornò molto indietro, poi si andò di nuovo avanti. Contraddizione continua. Lui ama Armande, la ama al di là della ragione, e non ci può fare niente. Non riesce nemmeno ad ammazzarla, nemmeno quando è tentato. E questo è il Misantropo, l’ho detto che è un personaggio nero".
07.07.2019


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