La giornata contro la violenza sulle donne nel mondo
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Quelle 'scarpette rosse'
contro il femminicidio
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Scarpette rosse, rose bianche, sagome fantasma. Luci arancioni. Sono i simboli mostrati nelle principali piazze delle città del mondo nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si è celebrata ieri, sabato, 25 novembre. Contro il femminicidio, contro l’uccisione di una donna in quanto donna. Violenza di genere sull’anello fragile della coppia.
Migliaia le iniziative organizzate per sensibilizzare, soprattutto gli uomini, su questo tema.   A New York, il  Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite e l’Empire State Building  si sono colorati d’arancione: il colore simbolo scelto dall’Onu per un futuro senza abusi.  A Parigi il presidente Emmanuel Macron ha osservato un minuto di silenzio in omaggio alle 123 donne uccise dal coniuge o dall’ex coniuge nel corso del 2016. Il presidente francese  ha detto di dichiarare  guerra "alle violenze sessuali e sessiste". Tre le priorità,  secondo Macron, per i prossimi cinque anni: educazione e lotta culturale per l’uguaglianza, miglior aiuto alle vittime e un rafforzamento "dell’arsenale repressivo". In Italia, la presidente della  Camera dei deputati Laura Boldrini ha aperto il parlamento alle sole donne. Ben 1400 quelle che vi han partecipato. "Contro la violenza sulle donne, le leggi non bastano - ha detto Boldrini -. Il problema è culturale. È questo il punto decisivo. Agli uomini è richiesto di fare un balzo in avanti: uscire finalmente da una cultura che per secoli, per millenni, ha ridotto la donna a una proprietà"
A volere la "Giornata mondiale contro la violenza sulle donne" è stata l’Assemblea generale delle Nazioni Unite   nel 1999. L’obiettivo dell’Onu era quello di sensibilizzare le persone contro la violenza di genere e dare aiuto e sostegno alle vittime.  È stata scelta questa data in ricordo dell’uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta nel 1960 a Santo Domingo. Le tre sorelle furono trucidate perché si opponevano alla dittatura del regime di Rafael Leónidas Trujillo. In loro memoria, il 25 novembre del 1981 ci fu il primo "Incontro internazionale femminista delle donne latinoamericane e caraibiche". Da quel momento in poi, quella data è stata riconosciuta nel mondo come giornata per ricordare e denunciare il maltrattamento fisico e psicologico su donne e bambine. Le scarpe rosse, lasciate abbandonate su tante piazze per sensibilizzare l’opinione pubblica, sono invece un simbolo introdotto dall’artista messicana Elina Chauvet. Le sue "Zapatos Rojas", sono diventate in poco tempo uno dei modi più popolari per denunciare i femminicidi.
Si stima che nel mondo subisca violenza, una donna su 3 dai 15 anni in su. Può accadere ovunque: dentro le mura domestiche, sul posto di lavoro, per strada. Succede in ogni Paese e in ogni società. Succede a casa, a scuola, in strada, al lavoro, su internet e nei campi profughi. Succede durante la guerra, e anche in assenza di guerra. E troppo spesso, questa violenza resta impunita. Oggi  più della metà delle donne (53%) dell’Unione europea  afferma di evitare luoghi o situazioni per paura di essere aggredita. In Svizzera, il  rapporto della Polizia dello scorso anno segnala che ogni tre settimane una donna viene uccisa per violenza domestica. Come altrove, anche nelle principali città della  Confederazione sono stati organizzati numerosi eventi di sensibilizzazione.  Cortei e  manifestazioni si sono tenuti a Basilea, Berna, Bienne, Coira, Sciaffusa, San Gallo, Zurigo, Ginevra, Losanna e Neuchâtel. Contemporaneamente alla giornata contro la violenza sulle donne, è stata lanciata dall’Onu una campagna di sensibilizzazione, che durerà 16 giorni e che sarà dedicata in particolar modo alle vittime più giovani.  Nel mondo, secondo l’Unicef, 15 milioni di ragazze adolescenti tra i 15 e i 19 anni sono state costrette a rapporti sessuali o altri tipi di violenza sessuale durante la loro vita. II 90% delle ragazze adolescenti hanno dichiarato di aver subito violenza sessuale, da una persona che già conosceva. La campagna "Unite" invita tutti a unirsi al movimento per porre fine alla violenza contro le donne. cmazzetta@caffe.ch
26.11.2017


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