Lo spettro delle elezioni dopo il primo giro di consultazioni
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L'Italia ingovernabile
tra veti e rese dei conti
FRANCESCO ANFOSSI DA ROMA


Un fantasma si aggira per l’Italia: quello dell’ingovernabilità. Spettro evocato da più parti dopo il primo giro di consultazioni avviato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni del 4 marzo scorso.
Gli scenari non fanno presagire nulla di buono. A dare le carte sono i due partiti vincitori dall’ultima tornata elettorale: il Movimento 5 Stelle dell’aspirante premier Luigi di Maio e la Lega del segretario Matteo Salvini, che ha tolto lo scettro della guida della coalizione del centrodestra a Silvio Berlusconi. È proprio quest’ultimo l’ostacolo a un asse "giallo verde" Lega-5 Stelle. Come è noto, il movimento fondato da Beppe Grillo nasce proprio come antitesi a Silvio Berlusconi. I grillini non ne vogliono sapere di un Cavaliere dentro la maggioranza di Governo e hanno già fatto molta fatica a digerire l’elezione a presidente del Senato di una fedelissima di Berlusconi, Maria Elisabetta Alberti Casellati, avvocato che era in prima fila nelle manifestazioni a favore delle leggi "ad personam" in favore del Cavaliere. Avere "Il caimano" come alleato di Governo sarebbe troppo. D’altro canto per Salvini un governo coi 5 Stelle è possibile solo col centrodestra unito e non solo con la Lega.
La pregiudiziale anti Berlusconi crea un intoppo non indifferente a questa soluzione. L’aver abbassato il "tasso di berlusconismo" da parte di Salvini (come è noto Berlusconi voleva il superfedelissimo Paolo Romani alla presidenza del Senato, che è la seconda carica dello Stato) finora non ha giovato granché a questa ipotesi. Va detto che i mercati sono piuttosto preoccupati per un eventuale governo Cinque Stelle-Centrodestra per via dell’atteggiamento critico verso l’Europa di Salvini e Di Maio, in verità molto attenuato durante la scorsa campagna elettorale.
La seconda ipotesi di governo è quella di un’alleanza tra Cinque Stelle e quel che resta del Pd di Matteo Renzi, che ha dato le dimissioni e ha lasciato lo scettro del partito all’ex ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. Ma dentro il Pd c’è una lotta interna durissima, tra i seguaci di Renzi che vorrebbero andare all’opposizione e coloro che auspicano un’intesa coi Cinque Stelle, giudicandoli una "costola della sinistra". Difficile fare previsioni dentro un partito ormai destabilizzato, che attende la resa dei conti con la prossima assemblea generale del 21 aprile.
In questo gioco frenetico e improduttivo di veti incrociati, il presidente della Repubblica si appresta a varare il secondo giro di consultazioni più che mai preoccupato. Vi è una terza ipotesi, per il momento molto remota, quello di un "governo del Presidente", ovvero di un governo istituzionale sotto l’egida del Quirinale formato da tutti i partiti usciti dalle elezioni del 4 marzo, da affidare a una personalità di alto profilo "super partes". Ma i partiti di questa ipotesi non ne vogliono sapere. Finora. Il momento politicamente è abbastanza drammatico. Mattarella sa bene che dietro lo spettro dell’ingovernabilità di un Paese che sta lentamente uscendo dalla crisi economica si cela lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni, probabilmente a settembre.
08.04.2018


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