Sei grandi inciampi, sei grandi inchieste frenano gli Usa
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Molestie e Russiagate,
tutti i guai di Trump
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Se i muri del Beverly Hills Hotel potessero parlare... Arredato nello stile di uno dei suoi antichi avventori, Frank Sinatra, il Bungalow 22 prescelto da Donald Trump per i suoi soggiorni a Los Angeles è entrato nella lista dei "testimoni" di una delle tante vicende giudiziarie che vedono coinvolto il capo della Casa Bianca.
   È al Bungalow 22 che Trump si sarebbe intrattenuto con Summer Zevros, ex candidata di "Apprentice" che accusa il presidente di molestie sessuali. Gli avvocati della donna hanno chiesto i documenti relativi a 5 anni di visite del tycoon all’albergo, il quale a sua volta non si può rifiutare: la scorsa settimana un giudice di New York ha dato luce verde alla causa.
  Fast forward alla West Wing. Il capo di gabinetto John Kelly, che fino a pochi mese fa tentava di fare da "gatekeeper" dell’Ufficio Ovale, si è arreso. A questo punto fa fare a Trump tutto ciò che vuole, anche a rischio di arrivare all’impeachment: "Almeno questo capitolo della storia americana sarà chiuso", avrebbe detto, secondo una fonte del giornale online Politico.
  Molte partite che potrebbero portare a questo epilogo sono aperte. Senza tirare in ballo le dichiarazioni dei redditi tuttora coperte da segreto, lo stato di New York ha messo sotto inchiesta Trump e i tre figli maggiori Don Jr., Ivanka e Eric per avere usato come bancomat di famiglia la Fondazione filantropica intitolata a loro nome. Ivanka e il marito Jared Kushner sono intanto nel mirino per conflitto di interesse: tra investimenti immobiliari, "liquidazioni" dorate e contratti editoriali hanno incassato nel 2017 almeno 82 milioni di dollari. E che dire dei proventi del Trump International Hotel? Prima dell’elezione, l’albergo rischiava di essere un investimento fallito come quelli che negli anni Novanta avevano portato il tycoon alla bancarotta; la vittoria del 2016 lo ha trasformato in gallina dalle uova d’oro con buona pace delle norme costituzionali che vietano al presidente di incassare fondi da governi stranieri in visita ai suoi alberghi e resort.
  Assistito dal nuovo avvocato Rudy Giuliani, Trump continua a tirare fendenti. La revoca dei domiciliari per aver tentato di influire su testimoni all’ex manager della campagna Paul Manafort fa parte a suo avviso della "caccia alle streghe" del Deep State nei suoi confronti. Solo pochi esperti riescono a ricostruire senza l’aiuto di Google i filoni di indagine che fanno di Trump un presidente più inquisito di Richard Nixon (si dimise prima dell’impeachment) e di Bill Clinton, che fu messo in stato di accusa dal Congresso e poi prosciolto.
  Il dossier di più alto profilo è il Russiagate su cui indaga il super-magistrato Robert Mueller. L’interferenza di Mosca sul voto del 2016, che ha portato alle incriminazioni di Manafort, di Rick Gates e di 14 russi, potrebbe condurre ad accuse per ostruzione della giustizia mentre alcuni stretti ex collaboratori di Trump - a iniziare dall’ex consigliere per la sicurezza Michael Flynn - hanno cominciato a "cantare" con gli inquirenti.
  C’è poi la mina vagante Michael Cohen, ex "Mr. Fixer" di Trump. Sembrava pronto a buttarsi nel fuoco per il presidente, salvo ripensarci dopo esser stato messo alle strette dalla magistratura di New York per il pagamento di 130mila dollari alla pornostar Stormy Daniel: una mazzetta per comprare il silenzio della donna alla vigilia del voto, come col tentativo del tabloid "amico" National Enquirer di chiudere la bocca all’ex Playmate Karen McDougal. Le offrirono di comprare il racconto degli incontri con Trump al Bungalow 22 per poi farlo finire nel cassetto degli scoop insabbiati.
24.06.2018


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