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Tre donne in corsa per la poltrona di sindaco
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Le regine di New York
alla conquista di City Hall
ALESSANDRA BALDINI DA NEW YORK


Dal 1898 solo 18 candidati hanno rivestito a New York l’importante ruolo di Primo Cittadino. Tre italo-americani, un nero, vari cattolici, ebrei e protestanti. Mai una donna, ma nel 2021 questo potrebbe cambiare perché ben tre di loro - Maya Wiley, Dianne Morales e Kathryn Garcia - sono in gara per i Dem. Due nere e una bianca con un cognome ispanico, e si saprà alle primarie del 22 giugno se e chi avrà la stoffa per la finale prevista a novembre.
Wiley vuol fare storia diventando la prima afro-americana e la seconda nera dopo David Dinkins a conquistare City Hall. Piace alla frangia Dem più progressista, ma è presto per dire quale percentuale dell’elettorato afro-americano sia pronto ad appoggiare lei anziché Eric Adams, l’altro serio candidato di colore. 57 anni, Maya ha una presenza che fa colpo. Lunghi capelli raccolti in treccine e legati a chignon sulla nuca che, quando li scioglie, incorniciano un volto giovanile, ha ricevuto l’endorsment della femminista storica Gloria Steinem e della pasionaria del Congresso Alexandria Ocasio Cortez, ma quante chance avrà di conquistare il voto democratico "mainstream"? A metterla in difficoltà c’è anche il recente passato politico: ha lavorato con Bill De Blasio, il sindaco uscente, che New York non vede l’ora di dimenticare. Delle rivali donne, la Morales è la più indietro: la sua campagna sta implodendo tra licenziamenti, rivolta dello staff e la manager andata a lavorare proprio per la Wiley.
Garcia, che ha avuto l’endorsement del "New York Times", è la più agguerrita grazie a una storia personale che, come direbbe Bob Dylan, "contiene moltitudini". Adottata in fasce da irlandesi di Brooklyn che avevano preso in casa altri quattro bambini di varie razze, l’assessore alla nettezza urbana è cresciuta nel melting pot di New York e ha sposato un ispanico di cui ha tenuto cognome, utile politicamente, anche dopo il divorzio. Non guasta aver gestito, da "zar del cibo", l’emergenza alimentare durante il Covid.
Passiamo ai maschi. Un frigorifero ha messo Adams in difficoltà. I giornalisti ci hanno trovato un piatto cinese a base di pollo, avanzi di affettati e formaggio a dadini. Lui è vegano e vive solo, ma perché c’era carne e formaggio nel suo frigo? Nessuna regola impone che un candidato risieda nella città di cui vuole diventare sindaco ma non farlo depone male, per di più si è scoperto che Adams ha un appartamento in New Jersey, addirittura un altro Stato, seppure vicinissimo a New York. E dunque motivo di scazzottata politica perché durante la campagna Adams aveva infierito sul rivale Andrew Yang per essere scappato in campagna nei mesi della pandemia.
Prima della debacle del frigo, Adams era il frontrunner. Padre macellaio, madre donna delle pulizie, il 60enne afro-americano fu aggredito dalla polizia quando ne aveva 15 e decise di arruolarsi "per cambiare il sistema dall’interno". Quanto a Yang, uno dei nomi più noti dopo le presidenziali del 2020 quando era l’unico asiatico (ha origini taiwanesi) fra i democratici, continua a giocare la vecchia carta dell’uomo nuovo riuscendo a convincere solo il 16 per cento degli elettori.
Alla vigilia delle primarie sono rimasti in otto, ma il resto dei candidati è senza speranza. Come l’obamiano Shaun Donovan, che l’estate scorsa si è fatto arrestare alle proteste Blm. O Scott Stringer che traffica in politica newyorkese dagli anni ’80 ma è stato accusato di molestie sessuali. Raymond McGuire? Di politica ne sa poco ma nel mondo del business è navigato. Primo in famiglia a laurearsi (a Harvard nientedimeno), ha scalato il mondo degli affari arrivando ai vertici di Citigroup.
12.06.2021


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