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Le ricette dei partiti contro il dissesto finanziario
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"Il moltiplicatore al 100%
non ci fa uscire dalla crisi"
CLEMENTE MAZZETTA


Il rosso non fa paura. Il rosso del deficit di bilancio - che quest’anno si stima sui 300 milioni e passa - s’intende. Perché i partiti storcono il naso alla proposta del Ps di riportare il moltiplicatore cantonale delle imposte al 100% (quest’anno è stato ridotto al 97%). E, in attesa delle ricette di rilancio del governo, si riscoprono, chi più chi meno, tutti keynesiani: favorevoli agli investimenti e all’aumento del debito pubblico.  
“Ma l’idea socialista di aumentare il moltiplicatore non mi pare la ricetta migliore”, osserva Michele Foletti, capogruppo della Lega. “Il 3% di maggior imposta cantonale per il ceto medio non è poca cosa; non s’è mai visto rilanciare l’economia aumentando le imposte”, aggiunge Maurizio Agustoni, capogruppo del Ppd. “Togliere risorse ai cittadini in un momento di difficoltà non è certo una buona idea”, sostiene Alessandra Gianella, capogruppo del Plrt, che ricorda come la crisi avrà un impatto pesante sia quest’anno che nel 2021: “Anni in cui dovremo salvaguardare i posti di lavoro, ma anche investire nell’ambito dell’innovazione e della formazione per garantire un futuro alle giovani generazioni”.
Per Sergio Morisoli, capogruppo Udc, non bisogna usare il virus come scusa per rinviare gli sgravi fiscali: “Per certi partiti non è mai il momento giusto per detassare”. Pollice verso pure dai Verdi: “Piuttosto che toccare la tassazione delle persone fisiche - dice il capogruppo ambientalista, Nicola Schoenenberger  - sarebbe meglio rinviare la riforma fiscale delle imprese che costa allo Stato 150 milioni l’anno”. Giusto la metà del deficit.  Eppure il Ps insiste: “Abbiamo di fronte due anni durissimi, ma non siamo certo in dissesto. Fermiamo anche il freno al disavanzo perché non è il momento di fare tagli sociali - ribatte Ivo Durisch, capogruppo Ps -: in autunno  bisognerà poi verificare quanto ha inciso la crisi sulle fasce più deboli. Lo testimoniano i consumi che si sono ridotti”.
Che fare, dunque, di fronte a quello che Christian Vitta, ministro delle finanze, teme come un possibile dissesto finanziario (vedi pagina a fianco). Risparmiare o investire. Rilanciare. E se sì, dove? E quanto?  Per Agustoni lo Stato deve coordinarsi con gli attori privati, non buttarsi a capofitto con il rischio di surriscaldare l’economia. “Due i principi irrinunciabili: non indebolire la rete di protezione sociale ed evitare qualsivoglia aumenti d’imposta. Le aziende e i cittadini non hanno bisogno di aumenti di tasse, anche a costo di avere pure per il prossimo anno un bilancio pubblico in deficit”. Lo Stato può attendere. I cittadini no. Sergio Morisoli ribadisce le posizioni consolidate dell’Udc: “In tempi non sospetti, prima del lockdown, abbiamo proposto con una serie di iniziative di dare meno soldi allo Stato grazie a sgravi fiscali e di far spendere meglio quelli che già diamo, attraverso una serie di misure definite di disciplina finanziaria”. Quanto agli investimenti, aggiunge Morisoli, devono essere finalizzati a una vera trasformazione strutturale: “Siamo contro gli aiuti a pioggia. Si investa con coraggio. E non solo in strade, marciapiedi e rotonde. Si punti sul futuro, sull’innovazione, anche a capitale perso”. Una posizione analoga a quella dei Verdi di Schoenenberger: “Gli investimenti devono anticipare il cambiamento, puntare sulle tecnologie verdi, trasporti pubblici, decarbonizzazione dell’economia”. La stella polare dell’intervento pubblico dev’essere la sostenibilità ambientale. Pragmatico Foletti: “Ci vorrà tempo per risollevarsi dalla crisi del Covid, basti pensare che la Confederazione stima di riassorbire il deficit entro il 2040. No ad aumenti di imposte. Piuttosto ci vorrà attenzione nella gestione della spesa corrente e stabilire delle priorità. Ricordo infatti che il Cantone ha una zavorra di due miliardi di debito pubblico”. Per Gianella bisognerà recuperare l’equilibrio finanziario: “La politica dovrà darsi delle priorità. Per fortuna siamo partiti da una situazione positiva. Ma dovremo fare delle scelte”. Perché a lungo andare il rosso nei bilanci farà paura. “Non sottovaluto la situazione ma non siamo sull’orlo del baratro - conclude Schoenenberger -. Il Ticino ha dimostrato di essere sufficientemente resiliente alla crisi”. Insomma non si faccia il futuro più nero di quello che è.
cmazzetta@caffe.ch
08.08.2020


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