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Nuovi sistemi e ideologie di partito a confronto
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Populismo e populisti
da Donald Trump all'Udc
NENAD STOJANOVIC, POLITOLOGO UNI DI GINEVRA


Il populismo è sempre esistito, già in Grecia e nell’antica Roma - anche se una volta lo chiamavano piuttosto "demagogia" - ma è innegabile che a livello globale questo termine ha conosciuto un’avanzata senza precedenti soprattutto negli ultimi anni. Ciò è legato a due eventi politici marcanti:la Brexit e l’elezione di Donald Trump nel 2016. A questi si aggiungono i successi di diversi altri movimenti, partiti e politici populisti, sia in Europa che su altri continenti: dalla Lega e il Movimento Cinque Stelle in Italia all’AfD in Germania, da Marine Le Pen in Francia al Vox in Spagna, da Bolsonaro in Brasile a López Obrador in Messico.
E in Svizzera? Di recente sono usciti i risultati di un progetto di ricerca condotto su scala globale, chiamato "Varieties of Democracy", che ha analizzato il populismo in oltre 3500 partiti di 170 Paesi, inclusa la Svizzera. Lo studio rivela che il populismo, o meglio la retorica populista, è dentro il sistema di partiti svizzero. È pronunciato soprattutto nell’Udc, seguito dalla sinistra (Ps, Verdi) e dall’ex ala moderata dell’Udc (Partito borghese democratico, Pbd), ma poco nei partiti di centro-destra come il Ppd, il Plr e i Verdi liberali. Tuttavia, questi risultati non sono del tutto confermati se osserviamo uno studio focalizzato esclusivamente sulla Svizzera e pubblicato alcuni anni fa dal politologo Laurent Bernhard. Il ricercatore ha costruito un indice del populismo che gli permette di misurarlo tramite un’analisi dei giornali di partito. Ebbene, Bernhard ha trovato che su una scala da 0 a 100, i partiti più populisti sono il Mouvement des Citoyens Geneveois (87), la Lega dei Ticinesi (85) e l’Udc (75), seguiti con un grande distacco dal Plr (23), il Ppd (15), il Ps (13) e i Verdi (5). Dovremmo quindi prendere con le pinze le dichiarazioni che spesso sentiamo nei media, del tipo "nessuno è innocente, tutti i partiti sono populisti".
Comunque sia, il populismo in Svizzera si contraddistingue per un forte e incondizionato uso della nozione di "popolo", insieme a un sentimento di sfiducia verso le élite. L’anno chiave è il 1992. La svolta è arrivata infatti con la votazione sullo Spazio economico europeo (See), combattuta da Christoph Blocher dell’Udc. La concordanza che caratterizzava il sistema politico svizzero ha cominciato a traballare, lasciando spazio alla polarizzazione e al conflitto politico. L’apice dello scontro erano gli anni in cui i vertici dell’Udc dicevano di non essere bene rappresentati nel Consiglio federale con i bernesi Adolf Ogi (che nel 1992 non solo era in favore dello See ma era perfino favorevole all’adesione della Svizzera all’Ue) e il suo successore Samuel Schmid (che nel 2008 ha lasciato l’Udc per approdare nel Pbd). La situazione si è calmata solo con l’elezione di Ueli Maurer nel dicembre del 2009 e soprattutto nel 2015 con l’elezione di Guy Parmelin. Da allora l’Udc è rappresentata con due "veri" rappresentanti nell’esecutivo federale. * Politologo all’Università
di Ginevra
07.11.2020


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