"Approvvigionamento" difficile in Svizzera per alcune cure
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Sono 54 le terapie
esaurite o introvabili
PATRIZIA GUENZI


È capitato lo scorso anno. A dicembre, il vaccino contro l’influenza stagionale era già esaurito. Vero è che alla giornata nazionale di vaccinazione, quella di inizio novembre, avevano partecipato molte più persone del previsto, ma ordinarne un po’ di più sarebbe comunque sempre una buona regola. Se in questo caso il "danno" si può definire tutto sommato limitato, non così è per altri medicinali, antibiotici ad esempio, che se introvabili possono anche mettere a repentaglio la vita delle persone. A volte pure gli stessi ospedali faticano ad ottenere preparati, soprattutto antidolorifici, antipertensivi o pillole anticoncezionali. Il motivo? Si tratta per lo più di medicinali "vecchi" o che hanno brevetti scaduti che costano poco al paziente e che all’azienda non rendono più. A questo si aggiunge la concentrazione dei siti di produzione: quanto minore è il numero di fabbriche che producono un principio attivo, tanto più saranno probabili carenze. Alcune di queste sono riscontrate da anni e la crescente domanda di vaccini e antibiotici potrebbe aggravare ulteriormente la situazione.
In Svizzera è il Centro di notifica dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico (Ufae) a monitorare in tempo reale la situazione. Registra le penurie di farmaci e prende le misure adeguate per assicurare la fornitura, nel caso in cui il settore privato non fosse in grado di gestire autonomamente la situazione. "Attualmente sono 43 i farmaci e 11 i vaccini non disponibili - dice al Caffè Ueli Haudenschild dell’Ufae -. Non sono tutti, l’elenco è più lungo, ma a noi vengono comunicati solo quelli che rientrano in un provvedimento sui medicinali d’importanza vitale". E la situazione non tende a migliorare. Anzi. La stessa Ufae in un recente rapporto ha ammesso che "negli ultimi anni è aumentata la gravità delle interruzioni nelle forniture e le misure costose ad esse associate". Qualche mese fa, nel caso di due vaccini, un antibiotico e altri tre farmaci, le autorità sono dovute intervenire per ovviare al blocco delle forniture.  
Le difficoltà di rifornimento hanno ormai raggiunto dimensioni mondiali e la tendenza è all’aumento. In Svizzera si stanno studiando diverse misure a titolo preventivo che migliorino efficacemente e sul lungo termine l’approvvigionamento sicuro di medicinali. Particolarmente incisive le misure già adottate nel settore dello stoccaggio e della fabbricazione decentralizzata. Nel senso che - dai fabbricanti agli ospedali fino ai medici - si raccomanda di prevedere un minimo di scorte a tutti i livelli e di estendere lo stoccaggio obbligatorio dei medicinali particolarmente importanti per i titolari delle relative omologazioni. Inoltre, nel settore della fabbricazione si pensa alla creazione di una rete di farmacie pubbliche e ospedaliere e della Farmacia dell’esercito con lo scopo di garantire l’approvvigionamento di determinati prodotti di nicchia fabbricati in Svizzera.
Non solo. Agevolare l’accesso al mercato potrebbe aumentare la disponibilità dei farmaci. L’Ufficio della sanità pubblica raccomanda di semplificare i requisiti specifici per la Svizzera concernenti le informazioni ai pazienti per determinati medicinali, allo scopo di accelerarne l’importazione. Da facilitare, anche, l’omologazione di farmaci già autorizzati per uso tradizionale nell’area Ue ed Aels. Infine, i titolari delle omologazioni dovrebbero essere incoraggiati a trasferire le proprie licenze a terzi al momento di ritirare i loro prodotti dal mercato svizzero. Staremo a vedere se queste misure serviranno a migliorare, almeno in parte, la situazione.
p.g.
15.09.2019


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