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Il sociologo Enrico Finzi analizza i tic del nostro tempo
"Abbiamo bisogni
di storie che durano"
MARINA CAPPA


Sociologo di lunga esperienza, fondatore dell’Istituto AstraRicerche, autore di libri sulla felicità: lo sguardo di Enrico Finzi sui modelli di consumo e di comunicazione parte da lontano. "Da sempre, l’uomo ha un grande bisogno di storie che durino nel tempo. I vecchi feuilleton, i fumetti, le avventure a puntate in generale: i personaggi entrano nella nostra vita e noi ci affezioniamo, non solo a Montalbano ma anche a Catarella, Augello e tutti gli altri".
Una famiglia virtuale?
"In una società in cui la solitudine è molto elevata, abbiamo bisogno di ritrovare amici, e anche quel personaggio tv è come fosse un amico in carne e ossa. È un meccanismo forte, giustifica il successo dei giornali di gossip che ti fanno entrare nella vita delle persone famose. Si tratta del bisogno di ricostruire una comunità vivendo in una collettività da "Folla solitaria", come titolava il libro del sociologo americano David Riesman, spiegando che puoi stare schiacciato fra centinaia di persone nella metropolitana di Tokyo ma tendenzialmente sei solo".
Esistono anche altre forme di compulsività, oltre al binge watching televisivo.
"Io per scrivere tre cose uso un solo WhatsApp, i giovani lo dividono in 6 messaggini diversi: è una forma di dipendenza dalla tastiera. Come già aveva notato Freud, la dipendenza del ripetere le cose può diventare patologia, come quando controlli il gas otto volte prima di uscire di casa. La persona diventa così un serial di comportamenti".
La tecnologia, quella che per esempio permette di moltiplicare gli acquisti online, che ruolo ha?
"Se i meccanismi di cui parliamo non sono nuovi, l’assenza di dialogo vero, del face-to-face, produce uno scarto. Nella società di Internet, in cui è caduta la partecipazione sociale e politica, in cui siamo più soli, si incrementano i comportamenti ossessivi. E la tecnologia consente la bulimia. Però, dopo aver mangiato troppo il bulimico vomita, mentre chi fa indigestione di puntate resta comunque multiseriale: va in carenza quando finisce la serie e così passa a un’altra".
Ma il piacere rimane lo stesso?
"L’abuso porta a un attutimento della responsività emozionale. La prima volta che guardi Love Story piangi, se lo riguardi non è più così. È il grande problema di YouPorn e della sua sessualità ripetitiva, dove il potere eccitante tende a logorarsi. Si comincia come in tutte le dipendenze con la dose x, ma presto non basta più. La risposta emozionale o il desiderio sessuale si elidono nel tempo: si è più dipendenti e si gode meno, diventando sempre più schiavi. Questa società si basa molto sulla schiavitù di massa. Al potere  culturale conviene l’asservimento, la dipendenza gonfia i consumi".
16.02.2020


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