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Il 'dispositivo artificiale' rischia di danneggiare l'articolazone
"La protesi al ginocchio?
Solo al momento giusto"
ANTONINO MICHIENZI


Scegliere il momento giusto per l’intervento di protesi del ginocchio è fondamentale per trarne il massimo dei benefici. Tuttavia la maggior parte dei pazienti aspetta troppo tempo prima di decidersi, mentre una piccola parte lo fa con largo anticipo. È la conclusione di uno studio pubblicato sul Journal of Bone and Joint Surgery.
L’intervento di protesi del ginocchio consiste nella sostituzione della cartilagine e della parte più superficiale delle ossa che compongono il ginocchio (femore e tibia) con componenti di metallo e plastica. La scelta se effettuare l’intervento si basa essenzialmente su due parametri: il dolore del paziente e il suo grado di disabilità. È di grande importanza che questa scelta sia fatta con attenzione. "Quando si aspetta troppo succedono due cose - spiega uno degli autori della ricerca, Hassan Ghomrawi, della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago -. L’artrosi causa un deterioramento della funzionalità del ginocchio. Alcuni pazienti non più sono in grado di raddrizzare la gamba e ciò compromette la mobilità. Se non si fa esercizio fisico si cominciano a sviluppare altri problemi di salute, come quelli di natura cardiovascolare. E l’impossibilità di muoversi può sfociare anche nella depressione. L’impatto sulla salute complessiva può essere enorme".
Non solo: se si rimanda eccessivamente l’intervento, la chirurgia dà minori benefici. "Se si aspetta troppo a lungo non si recupera completamente la funzione. La mobilità rimarrà ridotta rispetto a chi fa l’intervento in tempo", dice ancora Ghomrawi. Inoltre, l’impossibilità di utilizzare bene il ginocchio malato fa sforzare altre parti del corpo (l’altro ginocchio o l’articolazione del femore, per esempio) e ciò, alla lunga, può produrre ulteriori danni.
Se questi sono i problemi connessi a un intervento tardivo, non va meglio quando si anticipa troppo l’operazione. Infatti sostituire l’articolazione quando non è ancora necessario non offre grandi benefici; espone però ai rischi della chirurgia, che non sono indifferenti: infezioni, coaguli di sangue nelle vene delle gambe, problemi con l’impianto, dolore. C’è poi un altro aspetto. Una protesi non dura in eterno: la sua vita è di circa 15 anni, al termine dei quali deve essere sostituita in quello che viene definito intervento di revisione.
Va da sé che quanto più si anticipa l’intervento tanto più aumentano le probabilità che sia necessario cambiare la protesi più in là nel corso della vita. E l’intervento di revisione è più difficile e dà risultati peggiori del primo.
a.m.
05.09.2020


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